12/11/2019 ore 02:06
Caccia: troppi incidenti mortali nei boschi umbri, i politici invitano i cacciatori ad essere più prudenti
Un invito alla prudenza. Ed al rispetto delle regole. E' quello che arriva, all'indomani dell'ennesima tragedia di caccia, da vari esponenti politici. Come se poi fosse una cosa facile far capire a molti cacciatori di cinghiali che andare per boschi per cacciare animali di grossa taglia sia una delle attività più pericolose che ci possano essere. Il fatto che ancora oggi ci sia gente che appena vede un cespuglio muoversi anzichè pronunciare ad alta voce il più classico dei "Chi va là!", non ci pensa un attimo e preme il grilletto deve far riflettere. I cacciatori, non tutti per fortuna, sono molto suscettibili e quando gli si fa notare che tra di loro c'è gente che si dimentica troppo facilmente di quanto possa essere pericoloso (per se stessi e per gli altri) imbracciare un'arma, si piccano. Ma i numeri, ahimè, parlano chiaro e dicono che in Italia (e nella nostra Umbria in modo particolare) sono in tanti a morire nei boschi, colpiti dai pallettoni di qualche fucile. E allora sentiamo l'intervento di uno dei tanti politici, Massimo Buconi (Socialisti). “Andare a caccia non è più pericoloso di altre attività umane: il pericolo è insito negli ambienti lavorativi, nei trasporti, nelle attività domestiche, nello sport, nelle attività del tempo libero. Le regole servono appunto per rendere ordinato e sicuro lo svolgersi delle varie attività. L’attenzione, la prudenza e la preparazione sono elementi indispensabili per esercitare le varie attività, unitamente al rispetto delle regole”. Buconi sottolinea poi che “cacciare in sicurezza è un dovere innanzitutto morale verso se stessi e verso gli altri”. “Gli ultimi e purtroppo ripetuti fatti luttuosi – continua Buconi - mi inducono innanzitutto a manifestare cordoglio e solidarietà alle famiglie delle vittime di questi incidenti. Il troppo frequente ripetersi di episodi dolorosi non può lasciare indifferenti e giustamente suscita emozione e riflessione sia nel mondo venatorio che nella società. Le leggi sull’attività venatoria e il regolamento regionale n. 34/99 che disciplina la caccia al cinghiale (appunto perché ha delle specificità), prevedono l’uso di giacchetti ad alta visibilità, la segnalazione acustica e corsi per capi-battuta, cioè per coloro che organizzano la disposizione dei cacciatori su un determinato territorio (le cosiddette poste) ed ogni volta impartiscono istruzioni di comportamento. Il rispetto delle regole e la massima prudenza non eliminano il rischio, ma lo rendono prossimo allo zero. Il contrario lo massimizza”. Secondo il consigliere Buconi è ora necessario che: “tutti i capisquadra delle squadre cinghialiste riuniscano i componenti per una analisi dei comportamenti tenuti, per analizzare le specificità del territorio dove si caccia, per richiamare tutti al rigoroso rispetto delle regole e della prudenza pena l’estromissione dalla squadra; una puntuale azione di vigilanza da parte degli organi preposti al fine di prevenire e reprimere comportamenti illeciti, specie riferiti alla sicurezza, in particolare durante la caccia al cinghiale sia in battuta che individuale; una verifica delle norme attuali per analizzare se possono essere individuate ulteriori azioni tese all’accrescimento della sicurezza. Resta comunque il fatto – conclude - che nessuna norma può sostituire il buon senso, la prudenza e la responsabilità nell’agire quotidiano, quindi anche durante la caccia”.
1/12/2010 ore 0:02
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