14/11/2019 ore 09:26
Costringe per anni i figli minori a chiedere l'elemosina ai semafori, arrestata nomade 46enne
Costringeva i propri figli minori a chiedere l'elemosina in varie vie e parcheggi della città. Ma è stata arrestata dagli agentidella Sezione Reati contro la persona e i minori della Squadra Mobile ternana su ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Terni. La donna è una rumena di 46 anni, da sempre dimorante a Terni, ma di fatto senza fissa dimora. E’ stata riconosciuta responsabile del reato di maltrattamenti continuati nei confronti dei figli minorenni, accertati in Terni dal luglio 2002 al gennaio 2003. La deldonna il 21 aprile 2009 era stata condannata insieme al marito, anch’egli rumeno, alla pena della reclusione per anni cinque, ridotti a 3 anni e 3 mesi per i benefici dell’indulto (L. 241 del 31.7.2006). La 46enne, insieme al marito ed ai figli minori, tutti nomadi e senza fissa dimora, si erano stanziati sin dal 2002 in baracche fatiscenti costruite nella zona di Vocabolo Staino. Nonostante quell’area sia stata più volte oggetto di sgombero, anche con l’abbattimento delle baracche, questa famiglia di nomadi era sempre tornata ad abitarvi abusivamente, traendo fonte di sostentamento dai proventi dell’attività di accattonaggio, alla quale venivano costretti anche i figli minori. L’accattonaggio si svolgeva prevalentemente presso i centri commerciali cittadini, i principali incroci stradali, ma soprattutto all’interno del parcheggio dell’ospedale civile “S. Maria”, dove tutti i componenti della famiglia si improvvisavano “parcheggiatori”. Negli anni 2002, 2003 e 2004 il Questore di Terni aveva adottato nei loro confronti la misura di prevenzione del rimpatrio per il luogo di abituale domicilio (Roma), con divieto di far ritorno nel comune di Terni per tre anni. Ciononostante, la coppia non si è mai allontanata dal nostro capoluogo e per tale violazione era stata più volte denunciata all’Autorità giudiziaria. Le indagini che hanno portato all’arresto sono iniziate nel 2002 ad opera dell’Ufficio minori della Questura, con la collaborazione della Squadra Mobile, ed hanno documentato, con numerose attività di appostamento, anche video filmati, il “modus operandi” dei minori, ma soprattutto degli adulti, nell’esercizio dell’attività di accattonaggio. Gli investigatori hanno così avuto modo di accertare che la situazione configurava, di fatto, una vera e propria riduzione in schiavitù. Infatti gli adulti, che non hanno mai esercitato alcuna vera attività lavorativa, costringevano i figli all’accattonaggio, sottraendo immediatamente agli stessi i proventi di quella attività ed esercitando su di loro uno stretto controllo, anche attraverso terze persone, sempre inserite nell’ambito familiare. Inoltre, esponevano i minori ai gravi pericoli derivanti dalla circolazione stradale, li esibivano al fine di far presa sulla pietà popolare e non li hanno mai iscritti alla scuola dell’obbligo. In una occasione fu addirittura accertata anche una offerta di prestazioni sessuali di una delle figlie minori, organizzata dai genitori con un anziano cittadino, che poi non si concretizzò e che assunse invece la configurazione di una attività truffaldina posta in essere nei confronti del predetto al fine di carpirgli del denaro. A seguito delle numerose segnalazioni dei predetti Uffici della Polizia, nel maggio del 2003 il Tribunale civile e penale di Perugia emise il provvedimento cautelare della sospensione della potestà genitoriale a carico della coppia, ed i sei figli minori, che all’epoca avevano età comprese tra i 6 ed i 16 anni, furono affidati ai Servizi Sociali del Comune di Terni e collocati presso strutture di accoglienza per minori dove, alcuni di essi, risultano ancora ospitati. Più volte la coppia, che veniva autorizzata dalla citata Autorità giudiziaria a far visita ai figli con modalità protetta, minacciò di rapirli e in più occasioni i figli più grandi fuggirono dalle Comunità. A conclusione del processo penale la coppia è stata ritenuta responsabile del reato di maltrattamenti in continuati e condannata alla pena della reclusione di anni 5. La mattina del 20 settembre la 46enne straniera è stata rintracciata dagli agenti della Squadra Mobile mentre stava chiedendo l'elemosina ai semafori di Viale Prati e Via Aleardi. Si è quindi data attuazione all’ordine di carcerazione. All’atto dell’arresto, con la donna c’era uno dei suoi figli, che in quanto 17enne, è stato affidato ad una struttura di accoglienza per minori. Ora la madre è rinchiusa presso la Casa circondariale di Perugia.
1/10/2010 ore 0:15
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