20/11/2019 ore 17:42
Scuola: accordo con l'Esercito per attivare dei corsi che avvicinino gli studenti alle forze armate, l'idea non piace a Goracci
“La Giunta assuma ogni iniziativa utile e necessaria ad impedire che nelle scuole dell' Umbria, terra di Francesco, Capitini e della Marcia della Pace, possano in futuro essere realizzate progetti di addestramento alla vita in chiave militare”. E’ quanto chiede all’Esecutivo regionale, con una interrogazione a risposta immediata, il consigliere regionale e vice presidente dell’Assemblea di Palazzo Cesaroni, Orfeo Goracci in merito ad “accordi tra Scuola ed Esercito per l’attivazione di corsi teorico/pratici volti ad avvicinare la realtà scolastica alle forze armate”, e per i quali, rivolgendosi direttamente alla presidente della Regione, Catiuscia Marini le chiede se “abbia notizia di iniziative analoghe, magari in fase embrionale, anche nella nostra Regione”. L’esponente di Rifondazione comunista evidenzia come “da fonti di cronaca si è appreso che da circa tre anni sono stati attivati corsi teorico/pratici nella Regione Lombardia compresi in un progetto denominato ‘Allenati per la vita’ per avvicinare la realtà scolastica alle Forze armate”. Goracci ricorda anche che “nell'ottobre 2009 il comandante militare dell'Esercito in Lombardia ed il Dirigente regionale scolastico della stessa Regione hanno siglato un protocollo che conferma questi percorsi definiti in maniera decisamente discutibile ‘formativi’ e che quest' anno hanno coinvolto oltre 800 studenti, 140 istruttori militari in congedo, 27 docenti e 38 scuole secondarie superiori di tutte le province lombarde” Per Goracci “a leggere le attività descritte appare chiaro che le ragazze ed i ragazzi coinvolti, di fatto vengono addestrati per pensarsi in guerra, magari giocando alla guerra e divertendosi, con una gara finale tra ‘pattuglie di studenti’ valida per l'attribuzione di crediti formativi. Il programma - commenta il vice presidente del Consiglio regionale - prevede sei incontri ‘addestrativi’ suddivisi in cultura militare, topografia ed orientamento, diritto costituzionale, difesa nucleare, batteriologica e chimica, trasmissioni, armi e tiro (arco ed armi ad aria compressa), primo soccorso, mezzi dell'esercito, superamento ostacoli e sopravvivenza in ambienti ostili, magari utilizzando una bella tuta mimetica fornita dall'esercito italiano, in sintesi un bel ‘percorso educativo’. A dare forte sostegno all'iniziativa – sottolinea Goracci - oggi è impegnata la ministra Gelmini, già nota per aver agevolato l'erogazione dello stipendio statale a ben 25mila insegnanti di religione, insieme al collega La Russa, uno che non ha mai nascosto nostalgie per il recupero integrale del motto fascista ‘credere, obbedire, combattere’”. Secondo Goracci “questa iniziativa, segnalata tempestivamente insieme ad altri dal sito del settimanale Famiglia Cristiana, non è certo la miglior forma di investimento educativo e formativo per rilanciare e costruire una nuova cultura della pace e dei diritti umani, oggi più che mai necessario. Tali operazioni – aggiunge - vengono strumentalmente oscurate e tenute sottotraccia dalla informazione nazionale per consentire che con il tempo venga normalizzata una iniziativa che rischia poi di estendersi ad altre regioni (tentativi analoghi sono in corso in Veneto e Piemonte)”. Per Goracci, in conclusione, “è da guardare con seria preoccupazione l'eventuale estendersi di questi progetti di militarizzazione della scuola, che di tutt'altro avrebbe bisogno”.
11/10/2010 ore 0:22
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