24/02/2020 ore 02:26
Padre-padrone perseguita la figlia per quattro anni, interviene il Gip che vieta al genitore di avvicinare la figlia
Un incubo durato per ben quattro anni. Che ha visto protagonista una ragazza arrivata in Italia dalla Macedonia con la sua famiglia all’età di 3 anni. La ragazza, che ora di anni ne ha 21, ha presto assorbito gli usi e i comportamenti delle ragazze italiane e questo il padre non l’ha mai accettato. Così per lei all’età di 17 anni è iniziato un vero e proprio calvario che l’ha portata per ben due volte a tentare il suicidio. Un’adolescenza negata, fatta di divieti e minacce, accompagnate da ingiurie e percosse, costretta ad abbandonare gli studi, tenuta segregata in casa e portata con l’inganno e contro la sua volontà in Macedonia dove è stata trattenuta per due lunghi periodi per costringerla a sposare un macedone che neanche conosceva. In questi quattro anni, passati tra Narni e l’Emilia Romagna, in un paese dove il padre, un muratore di 47 anni, aveva lavorato in precedenza, la ragazza non ha mai avuto l’appoggio della madre, che anzi l’accusava di essere la vergogna della famiglia. Dopo il secondo tentativo di suicidio, avvenuto a Narni nel 2006, sono intervenute le autorità e la ragazza è stata così affidata ai Servizi Sociali in Emilia Romagna ed è stato qui che ha trovato la comprensione e l’aiuto di un’assistente sociale. "La ragazza - riferiscono gli inquirenti - ha anche iniziato una relazione affettiva con un giovane ed ha trovato anche un lavoro come parrucchiera. Ma il padre non si è dato per vinto e non riuscendo ad accettare l’idea che la figlia avesse una sua vita ha continuato a perseguitarla anche con appostamenti sul luogo di lavoro, pedinamenti e minacce estese anche all’assistente sociale ed al fidanzato. Il fatto che la ragazza nel frattempo abbia raggiunto la maggior età non lo ha fatto desistere tanto che l’uomo ha continuato la sua attività persecutoria aiutato anche da alcuni parenti. Nei colloqui avuti con l’assistente sociale, l’uomo ha dichiarato che 'avrebbe preferito ucciderla, piuttosto che vederla sposata con un non macedone' e di non poter sopportare l’idea che la figlia si fosse sottratta alle tradizioni culturali del paese d’origine. Anche nel corso dell’ultimo colloquio, avvenuto l’11 giugno scorso, il padre della ragazza ha dichiarato di essere deriso da tutti e che se la figlia non avesse cambiato strada sarebbe finita male per lei e per tutte le persone che la stanno aiutando". La persistenza delle vessazioni e della minacce, nonostante la cessazione del rapporto di convivenza ha indotto il GIP ad applicare l’Ordinanza di misura cautelare personale, disponendo il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla figlia, dall’assistente sociale e dal ragazzo, nonché di comunicare attraverso qualsiasi mezzo con loro, anche per interposta persona. E’ stato inoltre denunciato per maltrattamenti in famiglia e violenza privata.
30/6/2010 ore 1:32
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