13/08/2020 ore 19:59
Giove: le popolazioni di quattro comuni in subbuglio per la costruzione di un nuovo "biodigestore"
Dieci domande per capire meglio i motivi che hanno portato i sindaci di quattro comuni ai confini tra Umbria e Lazio a decidere di realizzare sui loro territori un “biodigestore”. E’ il presidente dell’Ecomuseo della Teverina, Alberto Castori ad “interrogare” gli stessi sindaci riguardo molti aspetti legati alla realizzazione dell’impianto. Il biodigestore sorgerà nel territorio di Giove (Tr), ai confini con i comuni di Attigliano (Tr), Bomarzo (Vt) e Bassano in Teverina (Vt). “Si sta realizzando – spiega Alberto Castori - un biodigestore, ovvero un impianto per la produzione di energia elettrica e termica, a partire da scarti vegetali o da colture apposite (insilato di mais ecc). Abbiamo organizzato due incontri pubblici (a Mugnano in Teverina il 17 gennaio e ad Attigliano il 31 gennaio scorso) che hanno registrato una forte affluenza di pubblico e nei quali abbiamo chiamato a discutere dell'argomento i sindaci, l'impresa costruttrice, tecnici e gli esponenti del comitato ‘Salviamo il basso Tevere’. Dopo aver ascoltato il parere di tutti, ci sembra che rimangano in sospeso questioni importanti, da qui la necessità di porre ai responsabili di questo progetto una serie di domande. Noi – continua Castori – non siamo contrari al biodigestore, ma non ci è piaciuto il modo con il quale è stato gestito tutto l'affaire”. Castori, a nome dell’Ecomuseo della Teverina, chiede “quanto costa e chi finanzia l’intera operazione e se si farà ricorso a fondi pubblici”. Inoltre viene chiesto “se ci sono dei vantaggi per la popolazione residente, se il biodigstore in costruzione può essere definito impianto ‘cogenerativo ad alto rendimento’ ed usufruire dei vantaggi previsti dalla normativa”. La popolazione si chiede inoltre “quanti e quali terreni verranno adibiti alla coltivazioni previste per il funzionamento del biodigestore”, se “esistono accordi con i proprietari di quei terreni”; "se è stato redatto un piano agronomico di utilizzazione di quei terreni”; "se si prevedono tempi di fermo dell’impianto causati dalla fluttuazione stagionale delle colture”; “come verranno gestiti i residui della lavorazione e su quali terreni si intende spargere l’ammendante e l’acqua da fertirrigazione” e infine “come sarà gestito lo stoccaggio dell’ammendante e dell’acqua di risulta nei periodi in cui non fosse possibile lo spandimento degli stessi sui terreni” e “quanti lavoratori saranno impiegati nell'impianto”.
(Nella foto un biodigestore)
17/2/2010 ore 0:49
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