12/11/2019 ore 02:48
La Guardia di Finanza scopre a Terni una falsa associazione culturale che faceva lavorare in nero 32 vigilantes
Svolgeva l’attività di vigilanza presso esercizi commerciali e imprese della zona di Terni, ma senza averne i requisiti. L’attività, infatti, veniva svolta da quella che era a tutti gli effetti una associazione culturale e non già una normale azienda. A scoprire la frode sono stati gli agenti del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Terni, al termine di una serie di accertamenti fiscali che hanno permesso di segnalare la falsa ditta agli uffici finanziari. Alla fine delle indagini sono stati evidenziati circa 120mila euro non dichiarati al Fisco, si è scoperto che la falsa ditta impiegava ben 32 lavoratori in nero e non aveva versato le ritenute sui compensi ai dipendenti per 23mila euro, oltre ad aver evaso 18mila euro di Imposta sul Valore Aggiunto. Le violazioni hanno riguardato gli anni 2007 e 2008. Il servizio ha tratto origine da una serie di accertamenti su soggetti che effettuano attività di vigilanza e guardiania a favore di imprese. Agli accertamenti sul territorio faceva seguito l’acquisizione da parte delle Fiamme Gialle di una serie di documenti comprovanti l’ipotesi investigativa; venivano anche ascoltati una serie di soggetti coinvolti nella vicenda, residenti tra Terni e Rieti. Il soggetto a capo di questa associazione, stando a quanto riferito dalla Guardia di Finanza, aveva inquadrato la propria attività costituendo una associazione non commerciale e senza scopo di lucro, avendo così la possibilità di non istituire le scritture contabili ordinarie tipiche di una impresa commerciale. In realtà, la dichiarata attività di natura culturale sotto forma di organizzazione a tutela dei cittadini, si sostanziava in una vera e propria attività commerciale e di impresa nel settore della vigilanza e custodia di strutture aziendali (stabilimenti, cantieri e locali notturni).
In questo modo l’associazione culturale realizzava consistenti risparmi in materia fiscale sia perché non dichiarava i corrispettivi per l’attività svolta, sia perché inquadrava sotto forma di soci quelli che in realtà erano dei veri e propri dipendenti, evitando quindi di applicare le ritenute fiscali sulle paghe e compensi erogati. In tal senso sono risultati ben 32 i lavoratori in nero contestati dalla Guardia di Finanza alla presunta associazione. Questi si fingevano soci del falso ente e si riunivano e perseguivano interessi di natura culturale a favore della cittadinanza, quando in realtà erano dei lavoratori in nero che effettuavano o si rendevano disponibili per attività di vigilanza retribuita a favore di imprese e esercizi commerciali di Terni. Il fenomeno delle imprese commerciali dissimulate sotto forma di associazioni culturali, sportive, cooperative Onlus e circoli privati è da tempo oggetto di particolare attenzione da parte della Guardia di Finanza che anche a Terni ha avviato attività di controllo nei confronti di queste pseudo associazioni.
6/10/2009 ore 12:53
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