18/11/2019 ore 02:46
Criminalità: in Umbria solo il 77% dei capitali passa attraverso le banche, il resto sfugge ad ogni controllo
“Quando tutto il meccanismo di controllo sui flussi finanziari messo in piedi dal sistema bancario funziona, è più difficile riciclare denaro sporco o di dubbia provenienza, e questo meccanismo costringe chi delinque come minimo a spostarsi altrove. Ma dagli sportelli degli istituti di credito passa solo il 77 per cento dei capitali, mentre sul restante 23 per cento, ovviamente meno controllato, si muovono parecchi capitali cinesi arrivati di recente in Umbria. Sul fronte usura, anch’esso in evidente crescita perché alimentato dalla crisi economica, si deve puntare di più sui consorzi fidi, incrementando in particolare i fondi specifici che la legge prescrive proprio per far fronte a far fronte alle richieste crescenti altrimenti destinate a rivolgersi agli usurai”. Sono queste le indicazioni che l’Abi (Associazione bancaria italiana) dell’Umbria ha dato alla Commissione regionale di inchiesta sulle infiltrazioni criminali, presieduta da Paolo Baiardini, nel corso della audizione organizzata per fare il punto con il mondo delle banche sulla criminalità in Umbria. Alfredo Pallini, presidente della Commissione regionale Abi, con a fianco la segretaria Micaela Baccarelli, ha detto che, proprio due giorni fa, la Banca d’Italia ha varato nuove disposizioni per meglio attrezzare il sistema di controlli antiriciclaggio, già imperniato sulla identificazione della clientela degli sportelli bancari; sulla registrazione dei documenti delle singole operazioni, e su segnalazioni obbligatorie nei confronti di operazioni sospette. Dopo aver affermato che è in crescita proprio il numero delle segnalazioni su possibili operazioni sospette e che è intenzione dell’Abi favorire e dare il massimo di contributo ai lavori della Commissione regionale, nel merito del comportamento delle banche umbre che in alcuni casi, rifiutando di finanziare imprese ed operatori, favorirebbero il ricorso all’usura, il presidente dell’Abi umbra ha tenuto a precisare che questo non è vero, e come esempio concreto ha citato un recente caso limite: “Finanziare un milione di euro ad un’azienda i cui soci risultano tutti protestati significherebbe per chiunque buttare soldi al vento”. Ad inizio seduta il presidente Paolo Baiardini (presenti anche i consiglieri Armando Fronduti vice presidente, Stefano Vini, Enrico Sebastiani, Andrea Lignani Marchesani e il professor Marco Angelini,ocente di legislazione antimafia all’Università degli Studi di Perugia, consulente della Commissione) ha ripercorso il lavoro fin qui svolto ricordando le audizioni avute e quelle in programma, ed ha motivato l’audizione riservata all’Abi, con la necessità di fare il punto sulla criminalità in Umbria sul versante finanziario, avvalendosi del contributo del sistema banche per poter individuare strumenti di contrasto al fenomeno. Baiardini, che ha ricordato l’acquisto sospetto di alcune aziende e di terreni edificabili, “episodi accertati in modo diffuso i tutte le regioni italiane e quasi sicura nate anche europee” ha fatto riferimento all’adozione del ‘conto unico per i lavori pubblici’ sul quale far transitare tutti i denari in entrata ed in uscita al fine della tracciabilità della effettiva provenienza dei capitali.
5/10/2009 ore 0:23
Torna su