15/08/2020 ore 13:09
Terni: gli esponenti radicali Pullia e Maori lanciano l'allarme sulla situazione di sovraffollamento che si registra presso le carceri di Sabbione
E' allarme sovraffollamento al carcere di Terni. A dirlo sono Francesco Pullia, della Direzione nazionale di Radicali Italiani e Andrea Maori, della Direzione nazionale dell’Associazione radicale antiproibizionista. I due e sponenti politici hanno inviato un comunicato nel quale denunciano la situazione di precarietà che si registrerebbe presso la Casa Circondariale di Sabbione. "Che la situazione negli istituti di reclusione umbri fosse preoccupante, anche se non ai livelli di altre zone d’Italia - si legge nella nota firmata da Pullia e da Maori -, lo avevamo sottolineato dopo le nostre visite effettuate, grazie alla disponibilità della consigliera regionale Ada Girolamini, dal 14 al 16 agosto. Prima la protesta nel carcere perugino e adesso l’annuncio da parte dei detenuti nella casa circondariale di Terni di uno sciopero della fame a partire da martedì prossimo lo confermano in modo inequivocabile. Reclusi e agenti di polizia penitenziaria sono giustamente esasperati dal sovraffollamento (due o più persone costrette a trascorrere una media di ventuno ore al giorno in una cella di appena nove metri quadrati) e da disservizi, quali l’impossibilità di partecipare ai corsi formazione professionale e a quelli scolastici, che impediscono l’attuazione del dettato costituzionale e li rendono vittime dello stesso intollerabile sistema. Chi sta dietro le sbarre - sostengono i due e sponenti radicali - non chiede sconti di pena ma la possibilità di usufruire delle misure contemplate dalla legge alternative alla detenzione, così come gli agenti lamentano gravi carenze d’organico. Nel confermare la nostra solidarietà - dicono Pullia e Maori - e nel mostrare apprezzamento per l’alto senso di responsabilità finora dimostrato, rivolgiamo un appello alle forze politiche affinché nel mese di settembre si affronti finalmente in Parlamento in modo serio e non approssimativo e/o demagogico una situazione che rischia di diventare esplosiva e che non può di certo essere risolta con la costruzione di nuove strutture destinate, tra l’altro, a non potere funzionare per mancanza di personale".
Intanto l'assessore regionale alle Politiche Sociali Damiano Stufara esprime “piena condivisione” delle ragioni della protesta per le insostenibili condizione di lavoro del personale che opera negli istituiti di pena e per le difficili condizioni di vita dei detenuti. Stufara si è incontrato proprio ieri in assessorato con i rappresentanti delle Organizzazioni sindacali della Polizia penitenziaria dell’Umbria (presenti le sigle UGL, Sappe, CGIL Funzione Pubblica dell’Umbria e di Terni, CISL Fns, Sinappe, CNPP e UIL PA). Nel corso dell’incontro l’assessore ha annunciato che la Giunta regionale si farà portavoce della situazione di grave disagio presente nei quattro istituti di pena della regione, chiedendo al Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e al Capo Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, di concordare un tavolo ministeriale sull’emergenza in corso. Ciò a sostegno della richiesta dei sindacati degli agenti di custodia di adeguare gli organici nelle strutture carcerarie, ma anche per sollecitare congrue risorse finanziarie destinate alla sanità penitenziaria, da circa un anno trasferita al sistema sanitario regionale. “Nonostante l’opera di razionalizzazione dei servizi che abbiamo portato avanti – ha detto Stufara - le risorse erogate dallo Stato sono assolutamente inadeguate in quanto conteggiate sulla base delle spese sostenute nel 2006, quando le carceri umbre ospitavano circa 600 detenuti. Oggi la popolazione carceraria è invece raddoppiata, superando il limite di capienza tollerabile delle strutture tarato sulle 1100 unità. Come Giunta regionale – ha concluso l’assessore, in coerenza con il protocollo d’intesa firmato nel 2001 tra Ministero e Regione Umbria, intendiamo aprire un confronto con il Governo nazionale affinché negli istituti di pena dell’Umbria tornino ad esserci condizioni di lavoro, di sicurezza e vivibilità proprie di un Paese che si dice civile”.
1/9/2009 ore 0:41
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