16/02/2020 ore 23:52
Piano casa: presentate in Regione le novità che caratterizzeranno le possibilità di interventi sulle abitazioni degli umbri
Realizzare la trasformazione territoriale e urbana assicurando sostenibilità ecologica, sicurezza, efficienza e funzionalità degli insediamenti e qualità del paesaggio. Fornire gli strumenti di governo del territorio attuando criteri di sussidiarietà e copianificazione, per assicurare una gestione condivisa delle trasformazioni territoriali, che tenga conto degli interessi pubblici e assicuri parità di condizioni tra i privati. Tutto ciò per far diventare l’Umbria in “Laboratorio di sostenibilità”, per accrescerne, attraverso interventi innovativi, qualità e competitività territoriali. Sono queste, le finalità principali del disegno di legge “Norme per il governo del territorio”, illustrato in seconda Commissione dalla presidente della Regione Umbria. Per la discussione della legge, che dovrà essere approvata dal Consiglio regionale entro il 30 giugno prossimo, la Commissione ha stabilito un calendario di cinque riunioni, compresa un’audizione pubblica. La proposta di legge, che definisce anche le nuove norme per gli ampliamenti di superficie previsti dall’Accordo Stato-Regioni del 31 marzo scorso, disciplina i rapporti tra Regione, Province e Comuni nella pianificazione territoriale, per assicurare un sistema di governo multilivello in cui alla prima spetta l’indicazione di strategie e indirizzi, e agli enti locali l’approfondimento localizzativo e regolativo delle scelte. Due i nuovi strumenti di programmazione e pianificazione a scala regionale previsti: il Disegno strategico territoriale (Dst) e il Piano paesaggistico regionale (Ppr), con la conferma del livello di programmazione territoriale di area vasta offerto dal Piano provinciale di coordinamento. Vengono poi definite norme sui diritti edificatori; sulla perequazione, cioè sulla equità di trattamento tra i soggetti pubblici e privati coinvolti nella pianificazione urbanistica, e sulle compensazioni e premialità a sostegno delle trasformazioni che essa comporta, puntando a edilizia sociale, e a qualità urbanistica, edilizia, ambientale e infrastrutturale. Per quanto riguarda gli interventi di ampliamento, demolizione e ricostruzione degli immobili, in attuazione dell’Accordo Stato-Regioni che prevede azioni per il rilancio dell’economia attraverso l’edilizia; si specificano gli incrementi di superficie, derivanti da ampliamenti e da demolizione e ricostruzione di edifici, e le modalità di attuazione, con l’obiettivo della riqualificazione architettonica, strutturale e ambientale degli edifici. Le disposizioni riguardanti quest'ultima tipologia di interventi avranno validità di 18 mesi dall’entrata in vigore della legge e saranno realizzati con procedimento edilizio abbreviato se non compresi in eventuali Piani attuativi comunali. In questa parte “transitoria” del ddl, si stabilisce in particolare che potranno essere ampliati fino a un massimo del 20 per cento gli edifici a destinazione residenziale uni-bifamiliari, di superficie non superiore a 350 metri quadrati, e comunque entro il limite massimo di settanta mq per edificio. Ampliamenti sono consentiti anche se realizzati in forma indipendente dall’edificio, ma in questo caso sono condizionati alla valutazione di sicurezza e a interventi di miglioramento sismico. Per quanto riguarda gli interventi di demolizione e ricostruzione si prevede un incremento della superficie di non oltre il 25 per cento, con l’obbligo di conseguire la certificazione di sostenibilità ambientale prevista dalla normativa regionale; consentiti anche ampliamenti su edifici costituiti da più alloggi (almeno 8, con superficie totale di 800 metri quadrati): in questo caso l’incremento è destinato per non meno del 50% alla realizzazione di abitazioni con superficie minima di 60 mq, da affittare a canone concordato per almeno 8 anni. L’incremento di superficie, sempre nel caso di demolizione e ricostruzione, può arrivare al 35 per cento se l’intervento riguardi almeno tre edifici ricompresi in un Piano attuativo, previa
certificazione di sostenibilità ambientale. Incrementi di superficie
(ampliamento o demolizione), fino a un massimo del venti per cento, sono
previsti infine per gli edifici a destinazione produttiva, in questo caso
occorre siano oggetto di un piano attuativo, che interessi una superficie
fondiaria di almeno 2 ettari, preveda la riqualificazione dell’intero complesso e rispetti le condizioni relative al risparmio energetico. Tutti gli interventi di ampliamento dovranno attenersi alle seguenti condizioni tecniche e applicative: divieto di superare le altezze massime previste dagli strumenti urbanistici; mantenimento degli allineamenti stradali, fasce rispetto, e distanze minime; applicazione della normativa antisismica; divieto di modificare le destinazioni d’uso per almeno 5 anni. Non potranno essere ampliate le superfici realizzate abusivamente e condonate alla data del 31 marzo 2009 e gli incrementi non sono cumulabili con quelli eventualmente consentiti dagli strumenti urbanistici comunali. La proposta di legge definisce poi le norme sui diritti edificatori attraverso gli istituti della perequazione (equa attribuzione delle quantità edificatorie tra i proprietari degli immobili soggetti a trasformazione ed equilibrata distribuzione degli oneri), e della premialità e compensazione, cioè di quelle tecniche di promozione e sostegno delle trasformazioni attivate dalla pianificazione urbanistica, stabilendo anche le norme applicative relative alla individuazione e alla gestione delle quantità edificatorie che ne derivano. Le finalità di questi istituti sono rivolte alla realizzazione di interventi di edilizia sociale; alla qualificazione e riqualificazione dei centri storici; al rinnovo e alla riduzione della vulnerabilità del patrimonio edilizio e urbano; al miglioramento della qualità ambientale; alla qualificazione del paesaggio; a facilitare l’acquisizione di immobili funzionali agli spazi di uso pubblico, e al miglioramento delle caratteristiche tecniche degli edifici. Nel suo complesso, il ddl punta a integrare la programmazione territoriale di natura economica con la pianificazione, strategica e di qualità nelle sue valenze paesaggistiche, naturalistiche e culturali, assegnando alla Regione compiti di definizione di strategie e indirizzi e alle Province e ai Comuni la pianificazione territoriale urbanistica. La Regione attiva un processo di copianificazione e affida a Province e Comuni l’approfondimento, anche per ciò che riguarda la localizzazione e la regolamentazione, delle scelte di politica territoriale regionale. L’obiettivo è quello di costruire un “sistema di governo del territorio multilivello” che vede assegnare alle Province un “ruolo essenziale”, espresso attraverso il Piano territoriale di coordinamento provinciale (Pctp), strumento di raccordo e integrazione tra le pianificazioni comunali. Sono due i nuovi strumenti di programmazione previsti: il Disegno strategico territoriale (Dst) e il Piano paesaggistico regionale (Ppr). Con il Dst la Regione persegue i suoi obiettivi territoriali, fissando le linee di indirizzo per una visione integrata del territorio regionale, in coerenza con le strategie nazionali e delle regioni vicine. Questo strumento, che sostituisce il Piano urbanistico territoriale (Put), fissa le strategie e gli indirizzi della Regione e rappresenta quindi il quadro programmatico di riferimento per l’attuazione sul territorio della pianificazione urbanistica. L’altro strumento, il Piano paesaggistico regionale, fissa e punta a mantenere la qualità dei caratteri identitari del paesaggio umbro e a tutelarne i valori riconosciuti; prevede i rischi conseguenti a mutamenti del territorio e fissa strategie volte alla riqualificazione dei paesaggi deteriorati.
27/5/2009 ore 1:21
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