14/08/2020 ore 01:37
La Commissione di inchiesta è al lavoro per prevenire le infiltrazioni di organizzazioni criminali in Umbria
Prevenire l’infiltrazione di organizzazioni criminali nella realizzazione di opere pubbliche, e nella gestione di contratti di servizi e forniture, attraverso un meccanismo di controlli e verifiche da inserire anche nella nuova normativa regionale. La Commissione d’inchiesta di Palazzo Cesaroni sulle infiltrazioni criminali in Umbria, prosegue nel suo programma di audizioni e confronti e comincia a entrare nel vivo della questione affrontando uno dei nodi più delicati: quello relativo al rapporto della pubblica amministrazione con le imprese esecutrici di lavoro o fornitrici di beni e servizi. Questo aspetto del problema è stato approfondito nel corso dell’ultima riunione della Commissione cui ha partecipato l’avvocato Ilenia Filippetti, responsabile della parte dell’Osservatorio regionale dei contratti pubblici che si occupa di servizi e forniture, ed esperta nella materia del controllo sulle infiltrazioni mafiose negli appalti. Questa audizione segue quella fatta nei giorni scorsi con il dirigente del Servizio “Opere pubbliche, programmazione, monitoraggio e sicurezza” ingegnere Alberto Merini che aveva già illustrato ai consiglieri il funzionamento e i compiti della sezione regionale dell’Osservatorio regionale. Filippetti ha spiegato che l’attività dell’Osservatorio riguarda appalti di lavori, forniture e servizi per importi superiori a 150mila euro, attraverso uno specifico sistema informativo di monitoraggio. Un’attività di monitoraggio, è stato spiegato, che mira a verificare l’effettiva realizzazione della concorrenzialità tra le imprese che partecipano ai bandi. Uno dei limiti della normativa vigente in tema di controlli antimafia, è stato inoltre rilevato, sta invece nel fatto che non sempre si analizza la situazione “a valle” dell’appalto principale: le norme vigenti prevedono, infatti, che la verifica di eventuali elementi di contiguità delle imprese con organizzazioni criminali sia effettuata, attraverso le informazioni prefettizie, per importi che superino i 5milioni 150mila euro per gli appalti di lavori ed i 206.000 euro per le forniture ed i servizi. Una delle possibili soluzioni valutate per ovviare a questo problema riguarda la sottoscrizione di “protocolli di legalità” (ovverosia di accordi che le pubbliche amministrazioni possono sottoscrivere ai sensi dell’articolo 15 della legge 241 del 1990), che consentano di elaborare prescrizioni da inserire nei bandi di gara per consentire controlli anche su appalti e forniture di minore entità. Una particolare attenzione è stata posta anche agli affidamenti dei sub-contratti che, è stato rilevato, possono costituire un “Cavallo di Troia” delle organizzazioni criminali. La Commissione, alla luce delle considerazioni emerse dalle audizioni con gli esperti dell’Osservatorio regionale, come primo esito del proprio lavoro, elaborerà delle proposte da presentare nel corso del confronto sul disegno di legge “Disciplina regionale dei lavori pubblici e norme in materia di regolarità contributiva per i lavori pubblici”, predisposto dalla Giunta regionale e che ha iniziato il proprio iter in Consiglio regionale. È stato inoltre richiesto al dipartimento di diritto pubblico dell’università di Perugia, cattedra di legislazione antimafia (consulente della Commissione) di predisporre un quadro conoscitivo delle procedure, delle normative e dei “codici etici” applicati dagli enti pubblici italiani in materia di appalti e forniture. Alla riunione erano presenti i commissari Paolo Baiardini (presidente), Armando Fronduti (vicepresidente), Ada Girolamini, Stefano Vinti, Enrico Sebastiani e Marco Angelini, docente di Legislazione antimafia all’Università di Perugia, consulente della Commissione.
11/5/2009 ore 1:37
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