21/11/2019 ore 19:33
L'omelia di Pasqua del vescovo Vincenzo Paglia: "anche noi dobbiamo entrare nei sepolcri dei tanti 'poveri cristi' di questo mondo"
Pubblichiamo di seguito l'omelia pronunciata dal Vescovo Vincenzo Paglia nel corso della Messa pasquale.
Care sorelle e cari fratelli,
era ancora buio quel mattino quando tre donne si avviarono verso la tomba di Gesù. Venivano dalla Galilea, dove avevano incontrato Gesù, e lo avevano seguito fin sotto la croce. Morto, volevano compiere un ultimo atto d’amore: ungere di olio profumato il corpo morto di quel maestro. Insomma, non volevano separarsi da quell’uomo che le aveva capite e amate come nessun altro. Che grande lezione per noi che ci dimentichiamo così facilmente di Gesù anche vivo! Queste tre donne stanno davanti a noi. Abbiamo iniziato assieme a loro questa santa liturgia recandoci al fondo della cattedrale come per recarci alla tomba del Signore. I Vangeli sono concordi nell’iniziare la Pasqua dalla tomba di Gesù. Queste donne pensavano che ormai era tutto finito, che non c’era più nulla da fare. Ma non restarono nel chiuso del cenacolo e tanto meno se ne tornarono a casa come i due di Emmaus. Al mattino presto si diressero verso il sepolcro di Gesù.
Non sapevano che con questo gesto stavano imitando Gesù. Anche lui, infatti, si era recato nel profondo dove i morti erano come trattenuti. Nel credo noi diciamo che “discese agli inferi”. Queste donne andavano al sepolcro di Gesù, mentre Gesù scendeva nelle profondità degli inferi per liberare tutti coloro che la monte voleva inghiottire nel nulla. I santi Padri commentano che Gesù a tutti i morti che stavano negli inferi, da Adamo al Battista, ha detto: “Oggi, sarete con me in Paradiso”. E li ha portati con sé. Ma Gesù continua a scendere negli inferni di questo nostro mondo: in quell’inferno che è stata l’Aquila e i paesi vicini. Gesù li ha raccolti tra le sue braccia e li ha portati con sé nel cielo. Gesù continua scendere nei tanti inferni di questo mondo, là dove la vita è come sotto terra, là dove gli uomini e le donne sono schiacciati dal male, dalla guerra, dalla violenza, dall’ingiustizia, dalla fame, dalla solitudine, dalla dimenticanza, dall’attesa della condanna a morte. E’ quel che ho voluto rappresentare nell’affresco di fondo della cattedrale: Gesù raccoglie nella sua rete di amore tutti gli uomini e le donne e li porta nella Gerusalemme del ciclo. E’ il mistero centrale della nostra fede: la risurrezione della carne.
Care sorelle e cari fratelli, quelle donne ci invitano ad andare verso i tanti cimiteri di questo mondo, andare verso i tanti luoghi, vicini e lontani, ove la gente soffre. Se non viviamo questo impegno non potremo né capire né gustare il mistero della risurrezione. Anche noi dobbiamo porci la loro domanda: “Come togliere la pietra pesante dal sepolcro?” Come togliere le tante pietre pesanti che schiacciano la vita dei deboli, che opprimono a volte popoli interi, che rendono questo mondo come un grande cimitero di vittime? Esse entrarono nel sepolcro, nota l’evangelista. Anche noi dobbiamo entrare nei sepolcri dei tanti “poveri cristi” di questo mondo. Se non ci incamminiamo anche noi su questa via, la risurrezione diventa solo un rito vuoto. Qualcuno potrebbe dire: ma cosa possiamo fare, noi? Come potremo smuovere le enormi pietre che opprimono tanti? Non ne abbiamo la forza! Anche quelle donne si chiedevano: “Chi ci rotolerà via la pietra pesante dal sepolcro?”. Ma non si rassegnarono e continuarono ad andare verso quel sepolcro.
La risurrezione è il mistero del superamento di ogni limite, anche di quello della monte. L’amore di Gesù ha vinto ogni limite, ogni confine, tutto è possibile a chi ama. Per questo l’angelo bianco continua a dire anche a noi: “Non abbiate paura!” E annuncia anche a noi: “Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui”. Gesù è risorto e ha vinto la monte. Sì, la morte non è più l’ultima parola sulla nostra vita. Le tombe non restano chiuse per sempre. La risurrezione toglie la lastra pesante e fredda che schiaccia i cuori e la vita. Da quel mattino è iniziato un mondo nuovo dove la guerra non è più inevitabile, anzi è bandita, e non ci sarà più.
La risurrezione cambia i cuori, perché cancella gli odi, disperde la violenza, scardina la logica dell’amore solo per sé; sconfigge la paura che abbiamo di amare gli altri. Sì, i figli della risurrezione vivono un mondo ove i poveri sono amati, per questo Gesù può dire: “Beati i poveri perché di essi è il regno dei cieli”; vivono un mondo che appartiene ai miti e non al violenti, per questo Gesù può dire “Beati i miti perché erediteranno la terra”; vivono un mondo ove chi piange e afflitto è consolato, per questo Gesù può dire “Beati gli afflitti perché saranno consolati”; vivono un mondo pacificato, per questo Gesù dice “Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio”. Noi, questa notte, siamo generati come figli di Dio. E’ questo il senso del rinnovamento delle promesse battesimali che faremo assieme: rinunceremo al male e al suo principe, il diavolo che è spirito di divisione, e sceglieremo di seguire il Signore e il suo amore. L’angelo vestito di bianco vuole coinvolgerci in questo mistero grande della risurrezione. Dio ci rigenera ad una nuova vita, ci rende cittadini di un nuovo mondo, ci dona un cuore nuovo, ci dona pensieri nuovi. Noi non siamo più figli della tristezza e della monte, bensì figli della risurrezione.
Ma la risurrezione non è un fatto privato, non si ferma a queste donne, non si chiude nelle mura della nostra cattedrale, non riguarda solo noi, ma il mondo intero. “Ora andate”, ripete l’angelo bianco anche a noi. Sì, dobbiamo andane per annunciare che Gesù è risorto, che anche noi possiamo fan risorgere la vita dove c’è la tristezza, che possiamo far risorger l’amore dove c’è l’odio, che possiamo portane la pace dove c’è il conflitto Non possiamo più indugiane. C’è fretta di annunciare la risurrezione a Terni, e di impegnarsi perché la via sia più serena per tutti. Quelle donne, ancora una volta, ci stanno dinnanzi e ci indicano che l’amore è l’unica forza che fa risorgere la vita, è l’unica via per una pace stabile. Seguiamole!
Quelle donne, anche se piene di timone e di spavento, avevano compreso che Gesù sarebbe rimasto con loro per sempre. Dobbiamo dirlo anche noi: la morte non ha più potere sulla vita; il male non è irresistibile; la violenza non è imbattibile; le tombe, anche quelle che continuiamo a costruirci,- non sono più chiuse per sempre! Il Signore i risorto. E noi siamo i figli della risurrezione.
12/4/2009 ore 1:50
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