17/11/2019 ore 14:08
Tossicodipendenza: al consigliere regionale Zaffini (Pdl) non piace l'idea di istituire una sottocommissione operativa che si interessi del fenomeno
"La scelta della Commissione affari sociali di Palazzo Cesaroni di istituire una sottocommissione operativa per inquadrare il fenomeno della droga e della tossicodipendenza in Umbria, è una soluzione annacquata e per certi versi offensiva". Franco Zaffini capogruppo di An-Pdl, dà questo giudizio della soluzione adottata, “in luogo del più deciso impulso che al problema avrebbe dato una Commissione speciale ad hoc, che non si limitasse a studiare il problema nelle sue differenti implicazioni (sanitaria, sociale, culturale, relative alla sicurezza e alla prevenzione), ma avesse la possibilità di predisporre atti e regolamenti legislativi di contrasto al fenomeno”. Nonostante ciò, aggiunge Zaffini - primo firmatario della proposta della Commissione speciale, assieme a tutti i consiglieri di opposizione - “tenterò di dare un contributo affinché l’organismo varato possa individuare le criticità della nostra regione, relativamente al fenomeno della droga, e di lavorare con impegno per riuscire ad ottenere risultati significativi. Ma le sue prerogative sono state ingiustamente limitate dalla logica della maggioranza facendo perdere, di fatto, l’opportunità per l’assemblea legislativa dell’Umbria di segnare una svolta decisiva nel contrasto di questo drammatico fenomeno”. Secondo il consigliere del centro-destra, “la decisione presa in terza Commissione contiene la parziale ammissione di colpevolezza di una maggioranza regionale che, pur rimanendo sulle proprie posizioni ideologiche, non può non fare i conti con uno stato di fatto che ha ormai assunto carattere di emergenzialità”. Anche il Piano sanitario regionale - osserva Zaffini - “dedica all’argomento ampio spazio e considera droga e tossicodipendenza particolarmente aggressive in Umbria, creando i presupposti di “un cambio decisivo di direzione nelle politiche anti-droga: una strategia che ponga degli argini sotto il profilo sanitario, proponendo terapie più adeguate, e sotto il profilo sociale, attuando serie politiche di prevenzione e sensibilizzazione”. Per l’esponente dell’opposizione è indispensabile “superare l’impianto normativo troppo ideologico attualmente in vigore nella nostra regione” e il Consiglio regionale dovrebbe rivedere proprio la legge 1 del 2007 che privilegia i Sert per la certificazione dello stato di tossicodipendenza e del conseguente stato di bisogno terapeutico, escludendo, di fatto, tutti gli altri soggetti come le comunità di recupero. “E’ provato - aggiunge Zaffini - che un trattamento inferiore ai sei mesi non rappresenti mai una soluzione alla tossicodipendenza, quanto piuttosto costituisca un palliativo senza efficacia. E nei Sert dell’Umbria – continua – questo tipo di approccio è di gran lunga superiore alla media nazionale, 32 per cento contro il 19 nel resto d’Italia. Questo comporta che la nostra regione detiene il primato per decessi da overdose, mentre la politica, anziché instaurare un tavolo di concertazione, delegittima le comunità che attuano programmi di recupero mai inferiori ai due anni e che abbracciano sia la sfera medica che quella socio-emotiva dei soggetti sottoposti a trattamento”. Sul fronte della prevenzione, Zaffini sottolinea quanto sia fondamentale l’approccio con le agenzie educative: scuole, società sportive, oratori e centri di aggregazione in genere. “Se la proposta di legge fosse stata approvata, così come presentata - conclude Zaffini dice - la commissione speciale avrebbe potuto fissare delle strategie di prevenzione costanti, che costituissero un percorso ben definito all’interno dei luoghi di crescita dei ragazzi, anziché continuare ad affidarsi, come accade adesso, alle iniziative, seppur lodevoli, occasionali di associazioni ed enti no profit”.
14/4/2009 ore 1:50
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