15/07/2019 ore 21:56
Terni: in aumento le patologie legate alla insufficienza respiratoria cronica, i dati diffusi da Roberto Tazza pneumologo dell'Asl 4
Insufficienza respiratoria cronica: una patologia in aumento. I dati forniti dall’Asl 4 di Terni in occasione dell’Anno del Respiro proclamato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. A fare il quadro della situazione è il dottor Roberto Tazza - Responsabile della U.O. di Pneumologia della ASL 4 Terni.
Dr. Tazza, le patologie respiratorie sono tante e differenziate, la loro conseguenza più grave è rappresentata dalla Insufficienza Respiratoria Cronica. Può spiegare cos’è e quali sono le sue cause?
“L’insufficienza respiratoria è la condizione patologica in cui l’apparato respiratorio non è più in grado di fornire l’adeguata quantità di ossigeno al sangue e di eliminare il gas di scarico, anidride carbonica, in maniera efficace.
La conseguenza è che il paziente può andare incontro a problemi molto gravi che vanno dalla impossibilità di compiere le attività fisiche più comuni, alla alterazione delle capacità intellettive fino al decesso. Le cause più frequenti sono la broncopneumopatia cronica ostruttiva o BPCO, quasi esclusivamente correlata al fumo di sigaretta, le fibrosi polmonari, alcune malattie neurologiche e muscolari come per esempio le distrofie muscolari o la sclerosi laterale amiotrofica, le gravi malformazioni della colonna vertebrale o della gabbia toracica, le neoplasie polmonari e altro ancora”.
Questa condizione può essere prevenuta e una volta instaurata come si tratta?“L’Insufficienza Respiratoria Cronica è una condizione che generalmente insorge dopo molti anni di malattia, come nel caso della BPCO e soprattutto se malcurata, mentre nella sclerosi laterale amiotrofica, nelle distrofie muscolare, nelle fibrosi polmonari e nelle neoplasie è spesso la inevitabile conseguenza dell’evoluzione della malattia. Una volta instaurata questa condizione le terapie farmacologiche non rappresentano più una soluzione valida e gli interventi sono basati sostanzialmente sulla somministrazione di ossigeno a permanenza, la ventilazione polmonare meccanica a domicilio e altri provvedimenti riabilitativi quali il riadattamento alla attività fisica, l’alimentazione, il supporto psicologico, etc”.
Di cosa si tratta e come vengono gestite queste terapie nella nostra città?“Nella gestione della Ossigenoterapia a Lungo Termine definita OLT e della Ventilazione Meccanica Domiciliare definita VMD, è indispensabile la collaborazione tra le strutture pneumologiche che agiscono nella nostra città e che sono rappresentate dalla U.O. di Pneumologia della ASL 4 e dalla U.O.C. di Malattie dell’Apparato Respiratorio della Azienda Ospedaliera.
La gestione sul territorio è responsabilità della ASL per cui la U.O. di Pneumologia di Via Bramante ha il compito di gestire l’attività di autorizzazione, organizzazione, erogazione e controllo dei ventilatori polmonari e dei presidi farmaceutici correlati. Altrettanto importante è il ruolo di autorizzazione alla ossigenoterapia a lungo termine (insieme alla struttura ospedaliera) e dei controlli domiciliari per i pazienti che non possono recarsi presso le strutture suddette”.
Quanti sono i pazienti coinvolti e come è organizzato il servizio?“I numeri forse rendono meglio l’idea della complessità di questa attività.
I pazienti in OLT gestiti dalla U.O. di Pneumologia sono 343 di cui 176 a livello ambulatoriale e 167 al domicilio. Per questi pazienti sono previsti controlli ogni 3, 6 o 12 mesi in relazione alle loro condizioni di stabilità. Il controllo della emogasanalisi domiciliare ha permesso, grazie alla corretta misurazione dei valori dell’ossigeno, l’ottimizzazione dell’utilizzo di questa terapia. In molti casi la terapia è stata sospesa perché non necessaria, in altri la terapia è stata adeguata ai reali bisogni del paziente. Sono stati effettuati 178 accessi domiciliari ma questo numero necessita certamente di essere incrementato.
Per quanto riguarda la Ventilazione Meccanica Domiciliare i pazienti attualmente seguiti dalla U.O. di Pneumologia della ASL 4 sono 243.
Anche i pazienti portatori di cannula tracheostomica, anch’essa ritenuta protesi respiratoria, vengono assistiti con la stessa metodologia e sono ad oggi circa 111. Per tutti questi pazienti oltre alla autorizzazione all’assegnazione della protesi (ventilatore meccanico o cannula) su richiesta dei centri ospedalieri di riferimento, viene garantita la fornitura mensile di tutti i materiali di consumo. Tutto questo viene organizzato mediante programmi informatizzati dedicati con la possibilità di avere sempre dati aggiornati e procedure di consegna efficienti”.
Tutte le attività quindi vengono svolte dalla U.O. di Pneumologia?
“La centralizzazione di tutte le procedura rappresenta per gli utenti una notevole facilitazione dei percorsi autorizzativi e di gestione di condizioni patologiche molto complesse, spesso causa di complicazioni logistiche quasi insuperabili. L’esperienza della U.O. di Pneumologia della ASL 4 di Terni rappresenta un modello di organizzazione dell’attività territoriale molto raro nel panorama sanitario nazionale e generalmente molto apprezzato. L’accentramento in ospedale di attività specifiche del territorio, comportamento comune a livello regionale e nazionale, rende molto difficile l’organizzazione di percorsi semplificati e accessibili ai pazienti. Questo provoca inevitabilmente la frammentazione delle attività (farmacia interna, farmacie private, PES, ditte private convenzionate, etc) che possono essere invece centralizzate in strutture dedicate. Di particolare importanza è poi la possibilità che gli utenti possano rivolgersi a un’unica struttura dove ricevere le informazioni complete e chiare”.
L’esperienza adottata all’ASL di Terni rappresenta quindi una novità a livello nazionale?“La unificazione delle attività sanitarie e amministrative proprie del territorio in strutture complesse organizzate permette la disponibilità di personale dedicato e la possibilità di accesso quotidiano. In questo la realtà della ASL 4 di Terni, grazie alla riunificazione di tutte le sue attività in via Bramante, rappresenta la soluzione migliore, rendendo possibili percorsi semplificati e completi sia per i pazienti che per i loro familiari”.
Cosa si potrebbe fare per ridurre l’incidenza di questa condizione?“Le patologie respiratorie rappresentano una causa di morte in rapida evoluzione e è previsto che entro 10 anni saranno la terza causa nel mondo.
Il fumo rappresenta la causa principale della insufficienza respiratoria ma la sua evoluzione è legata prevalentemente alla broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Il concentrare troppo spesso l’attenzione, spesso anche da parte dei media, sulle conseguenze neoplastiche e cardiovascolari del fumo, ha ridotto l’attenzione e la sensibilità su questa malattia che oltre a essere molto diffusa (circa il 30% dei fumatori si ammala di BPCO) ha una evoluzione lenta, inducendo costi molto ingenti sia per la gestione sanitaria che per il coinvolgimento familiare data la progressiva e grave disabilità fisica.
E’ auspicabile che sia gli utenti che i medici manifestino maggiore attenzione alla diagnosi tempestiva della BPCO. I fumatori da più di 10-15 anni, anche se non presentano sintomi, devono effettuare una valutazione clinico-strumentale specialistica. Le strutture pneumologiche dovrebbero essere potenziate. E’ auspicabile una rete di strutture in cui a livello territoriale venga svolta attività di diagnosi precoce, impostazione delle terapie e follow up e a livello ospedaliero si svolga l’attività diagnostica e terapeutica di alta specializzazione. La collaborazione e integrazione delle attività tra territorio e ospedale permetterà poi di gestire dimissioni protette in cui pazienti a media e bassa intensità di cura saranno gestiti dalle strutture territoriali mentre per le condizioni più critiche sarà possibile organizzare percorsi congiunti.
La nostra realtà, malgrado inevitabili problemi, rappresenta un modello a cui molti colleghi fanno riferimento”.
Cosa prevede per il futuro?“E’ auspicabile che la definizione del 2009 come “Anno del Respiro” da parte della OMS possa rappresentare l’inizio di una sensibilizzazione sociale verso la prevenzione e la diagnosi precoce di queste patologie. Esse, frutto del nostro tempo, sono in grado di incidere in modo terribile sulla qualità della vita di pazienti e familiari e sui costi sanitari della nostra nazione”.

17/3/2009 ore 12:58
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