12/12/2019 ore 04:30
Arrestati tre dipendenti della pubblica Amministrazione, riscuotevano mazzette per chiudere un occhio su dei lavori di restauro
Una brutta storia. Che riguarda delle presunte mazzette che sarebbero state pagate da un imprenditore a tre dipendenti della Sovrintendenza per i Beni e le Attività culturali dell'Umbria. Il versamento sarebbe avvenuto, stando a quanto riferito dagli inquirenti, per favorire delle questioni burocratiche riguardanti lo svolgimento di alcuni lavori. In sostanza l'imprenditore pagava per evitare intoppi o controlli e faceva anche dei regali ai tre: oltre al denaro, anche pacchi natalizi e buoni benzina. Il volume di affari non è esorbitante, si parla di circa trentamila euro, distribuiti in più soluzioni e che sarebbero stati versati nelle tasche di Raffaele Davanzo, Vincenzo Angeletti Latini, Orazio Baldoni, dipendenti della Sovrintendenza, negli uffici di Orvieto e Perugia, da parte di Antonio Antonelli, amministratore tecnico della Olimpo srl di Roma. I quattro sono stati arrestati ieri al termine di una complessa indagine coordinata dal capo della procura ternana, Fausto Cardella, e dal suo sostituto Barbara Mazzullo e condotta dagli uomini della sezione operativa volante della Compagnia della Guardia di Finanza di Terni agli ordini del capitano Michele Merulli. Tutto era cominciato lo scorso mese di giugno, quando le Fiamme gialle raccolsero alcune indiscrezioni sul fatto che in relazione agli interventi di ristrutturazione fatti presso il convento delle Orsoline di Calvi dell’Umbria, alcuni membri della Olimpo, avevano consegnato somme di denaro a funzionari della Sovrintendenza di Perugia affinché chiudessero un occhio sulla corrispondenza dei lavori eseguiti rispetto al capitolato d’appalto. In sostanza, la ditta avrebbe utilizzato materiali difformi rispetto a quanto contenuto nei contratti, “addolcendo” le verifiche dei responsabili tecnici delle Belle Arti attraverso l’elargizione di somme di denaro che venivano consegnate direttamente su quello e su altri cantieri. La società Olimpo, infatti, aveva attivi in Umbria altri tre contratti: uno per la ristrutturazione della chiesa di San Francesco, sempre a Calvi, uno a Porta Ternana di Narni ed un altro ancora presso il Museo delle Armi di Terni. L’attività di indagine portò lo scorso mese di luglio i militari della Finanza ad eseguire una perquisizione nella sede romana della Olimpo; dalla cassaforte spuntò un “tesoretto” di oltre 250mila euro. Denaro contante che in parte era già chiuso in fascette con su scritti i diversi destinatari, oltre a una serie di documenti e appunti che illustravano il tipo di rapporto tra la ditta e i funzionari pubblici. Nonostante l’indagine sia diventata di dominio pubblico, gli indagati hanno ugualmente mantenuto in questi mesi rapporti molto fitti ed hanno anche cercato di camuffare le carte, soprattutto in relazione ai contratti e al rispetto dei termini per i vari stati di avanzamento dei lavori. Durante gli interrogatori, tuttavia, i responsabili della Olimpo hanno confermato la prassi dell’azienda nell’elargire denaro ai funzionari. “Negli ultimi quattro anni - ha riferito Antonelli agli investigatori - credo di avere corrisposto ai tre funzionari dai 25 ai 30mila euro circa, in trance che andavano da mille a 3mila euro. La consegna del denaro avveniva nei pressi dei cantieri”. Il gip del tribunale di Terni nel disporre la misura di custodia cautelare ha parlato di un concreto pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato. Sottolinenando anche la necessità di ulteriori indagini che verranno fatte riguardo alla qualità dei lavori eseguiti anche presso gli altri cantieri della Olimpo sparsi in giro per l’Italia.
6/11/2008 ore 5:39
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