21/09/2019 ore 23:46
Primo maggio: il vescovo Vincenzo Paglia torna sul problema delle morti bianche: "una catena infernale che deve essere spezzata"
In occasione della festa del lavoro del Primo maggio, mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni Narni Amelia e presidente della Commissione problemi sociali e del lavoro, giustizia e pace della Conferenza Episcopale Umbra (CEU), ha rilasciato la seguente dichiarazione. "Nella giornata dedicata alla Festa del Lavoro, vorrei esprimere i miei sentimenti di solidarietà e vicinanza a tutti i lavoratori e a coloro che sono ancora alla ricerca di un´occupazione dignitosa e degna della vocazione dell´uomo a lavorare per il bene comune. Sono ormai più di cento anni che si celebra questa festa. Ed è più che doveroso continuare a celebrarla, anche se si deve evitare, ovviamente, che sia una sterile ripetizione. E´ un giorno nel quale si deve continuare a gridare contro l´intollerabile scandalo degli incidenti sul lavoro. Ogni anno, in Italia, ci sono più di un milione di incidenti di cui non pochi gravissimi, e più di mille morti. E´ una catena infernale che deve essere spezzata. Un così alto numero di vittime non può essere casuale. Ed è bene che oggi siano da tutti ricordate. Per noi cristiani il Primo maggio è anche preghiera per tutti coloro che sono stati colpiti sul luogo di lavoro e per le loro famiglie. Sento però urgente una nuova cultura del lavoro che ponga l´uomo al vertice delle preoccupazioni. Non è l´uomo al servizio del lavoro e ancor meno del guadagno, del profitto, della sicurezza. Deve accadere esattamente il contrario. Dobbiamo rovesciare la piramide: tutto deve essere al servizio dell´uomo, della sua dignità e della sua famiglia. Solo da questa nuova prospettiva può nascere una efficace cultura della sicurezza. L´intera società (politici, amministratori, imprenditori, lavoratori) è chiamata ad una riscossa profonda, morale, civile, spirituale, perché le leggi siano osservate. E con estremo rigore. E perché cresca il "culto" della dignità della persona umana, la coscienza della "centralità" della famiglia, l´affermarsi del primato del bene comune. In questa ricorrenza desidero rinnovare a tutti i lavoratori, a partire da coloro che ne portano il fardello più pesante, di poter gioire del loro lavoro. Sappiamo che il lavoro comporta sacrifici, a volte pesanti, ma non dobbiamo dimenticare che in tal modo collaboriamo con il "lavoro" stesso di Dio che ha creato il mondo, perché vengano presto "cieli nuovi e terre nuove". Vorrei ricordare oggi, in maniera particolare, coloro che ancora non lavorano e che sono in attesa di un impiego. Esprimo loro, e a chi con apprensione sente a rischio la propria occupazione, la mia solidarietà, assicurando l´impegno costante della Chiesa per sostenere e aiutare il mondo del lavoro".



1/5/2008 ore 14:59
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