09/08/2020 ore 12:48
Narni: una lite tra un sessantenne ed una famiglia di peruviani finisce in tribunale, le accuse di insofferenza sono reciproche
Quei dirimpettai dalla pelle olivastra e dalla parlata ispanica non li avrebbe mai accettati. Tanto da riempirli di insulti, a sfondo razzista, e addirittura minacce in ogni occasione di incontro. Ora, un sessantenne narnese siede sul banco degli imputati nell’aula penale del tribunale di Terni per aver turbato e infastidito ripetutamente la vita dei suoi vicini extracomunitari. Ad accusarlo sono due giovani fratelli peruviani, proprietari di una ditta che opera nel campo dell'edilizia e che da tempo vivono nel Comune narnese: per anni - e, sempre a detta dei due peruviani, ancora tutt’oggi - l'uomo con le sue offese e i suoi improperi avrebbe infatti reso difficile, ai limiti della sopportazione, la loro vita di condominio. Ieri, durante la prima udienza del processo a carico del narnese, accusato di turbativa violenta del possesso di cose immobili, davanti al giudice monocratico del tribunale di Terni Angelo Socci, i due latinoamericani hanno raccontato che, a partire dal 2000, (anno in cui i fratelli hanno preso possesso dell'appartamento in questione), sarebbero stati oggetto di ripetute offese e insulti, ripetute dal sessantenne in ogni occasione di incontro, anche di fronte alle loro mogli. Nelle frasi offensive, in particolare, il sessantenne avrebbe messo in evidenza in modo pesante e volgare, la loro provenienza diversa. Al tentativo dei giovani di riappacificare i rapporti e quindi di salutare l'uomo con un “Buongiorno”, questi avrebbe risposto in modo beffardo, affermando "a me non servono i vostri saluti extracomunitari". Gli insulti si sarebbero successivamente trasformati in minacce, visto che l'uomo, in altre occasioni, avrebbe detto ai due peruviani "Lo so io qual è la vostra fine" e ancora "Io a cinquant'anni ci sono arrivato, chissà se anche per voi vale lo stesso". L'imputato, ascoltato nel corso dell'udienza di ieri dal giudice Fornaci, ha negato le accuse mosse nei suoi confronti dai suoi dirimpettai e ha puntato a sua volta il dito contro i due peruviani, perchè colpevoli, a suo dire, di aver dato il via alle "ostilità" a causa di schiamazzi e rumori che spesso si sarebbero protratti durante tutta la notte. Secondo, l'uomo, quindi, a causare i diverbi di vicinato non sarebbero stati suoi presutni pregiudizi razzisti, ma alcuni "piccoli" problemi di convivenza. Convivenza che si fa sempre più difficile in tanti altri condomini italiani. (Giornale dell'Umbria)
14/3/2008 ore 5:16
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