17/02/2020 ore 09:01
Asili nido: il consigliere regionale Stefano Vinti (Prc) analizza la situazione umbra facendo un parallelo rispetto al quadro nazionale
“Qualcosa comincia a muoversi per gli asili nido comunali, ma siamo ancora in alto mare, assai distanti dall’obiettivo del 33% di copertura del servizio che si è data l’Europa per il 2010”. Lo afferma il capogruppo regionale di Rifondazione comunista Stefano Vinti, riprendendo i dati di una indagine pubblicata nel febbraio scorso dall’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva: “in Italia siamo al di sotto del 6%, con grandi disparità fra le diverse regioni. Questo ci costringe a guardare con invidia paesi come la Francia (29%), l’Irlanda (38%) e la Danimarca (64%) che guidano la graduatoria: da noi si investe a sostegno della famiglia appena lo 0,9% della ricchezza nazionale, mentre la media continentale è a 2,3%. Va tenuto d’occhio l’aspetto non secondario del costo del servizio per le famiglie che, sempre per Cittadinanzattiva, è attualmente in Italia al di sotto di poco dei 3.000 euro per il tempo pieno (9 ore). Si tratta di un dato medio calcolato per 10 mesi di frequenza, riferito ad una famiglia composta da tre persone (i due genitori più un bambino in età 0-3 anni), con un reddito lordo annuo di 44.200 euro (Isee di 19.900 euro)”. "In questo quadro – continua Vinti- tutto sommato l’Umbria non se la cava troppo male, anche se le nostre tariffe non sono quanto di meglio si trova sul mercato. Da noi la media è comunque più bassa: 255 euro mensili, corrispondenti a 2.550 euro all’anno, con un +1,2% di incremento rispetto ai 252 euro del 2005/2006. La situazione però non è la stessa fra Perugia e Terni, poiché, se nel capoluogo regionale si pagano 271 euro (+2,3% rispetto ai precedenti 265), nella città dell’acciaio la tariffa è rimasta invece invariata a 239 euro. Al contrario, per il tempo corto a Terni, che pure non ha aumentato, si paga di più: 192 euro contro i 189 di Perugia. Ed anche le ragioni di queste differenze andranno spiegate, malgrado nel complesso le tariffe umbre risultino essere comunque le più modiche dell’intero centro-nord, dove la ramificazione di questo servizio è più profonda, mentre nel meridione e nelle isole i costi sono più contenuti: con i due estremi rappresentati dal Trentino Alto Adige, dove si toccano i 405 euro mensili, e dalla Calabria con 130, dove prevale però il tempo corto (6 ore), in relazione ad un minore tasso d’occupazione femminile. Passando alla copertura del servizio, l’Umbria si segnala ancora una volta per la buona posizione occupata nel quadro nazionale: terza fra le regioni italiane con un 8,6% (come si vede, però, ancora ben distante dall’obiettivo comunitario), preceduta unicamente dalla Toscana (12%) e dall’Emilia Romagna (16%). In questo caso la media italiana è del 5,9%. Quanto a numero delle strutture, ne risultano attive complessivamente 75, per un totale di 2.499 posti disponibili, rispetto ad una popolazione 0-3 anni che è composta da 29.049 unità. In particolare nei due capoluoghi ne risultano funzionanti 30, mentre nel 2002 ce n’erano solo 20, con un incremento, quindi, del 50%. I posti sono invece passati da 861 a 1067, con un incremento in questo caso del 24%. Malgrado ciò continua a persistere il fenomeno delle liste d’attesa, visto che delle 1.501 domande presentate (1.171 a Perugia, 330 a Terni), ne sono state accolte 1.025 (815 a Perugia, 210 a Terni), restando escluso dal servizio il 30% dei bambini per i quali era stata fatta domanda (32% a Perugia, 36% a Terni)”. “Ci sarà perciò da lavorare duramente – conclude il consigliere regionale - per recuperare il ritardo e cogliere il fatidico 33% del 2010, anche se ci fa ben sperare il fatto che l’ultima Finanziaria ha messo a segno degli ottimi colpi, come i maggiori stanziamenti a sostegno del Fondo nazionale per le politiche per la famiglia (570 milioni di euro per il triennio 2007-2009) e, soprattutto, i 300 milioni di euro che nello stesso triennio saranno a disposizione per avviare una nuova rete di servizi socio-educativi per la prima infanzia, incluso un sistema integrato di asili nido e nuovi servizi territoriali, anche sui luoghi di lavoro, allo scopo di migliorare le opportunità di socializzazione e crescita dei più piccoli, restituire tempo alle famiglie ed incoraggiare l’occupazione femminile”.
29/4/2007 ore 8:30
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