20/11/2019 ore 14:48
Terni: lunedi 23 aprile al teatro Antoniano il laboratorio teatrale "Gli altri siamo noi" porta in scena "Fermata d'autobus"
Lunedi 23 Aprile, alle 21 al Teatro Antoniano, il laboratorio teatrale "Gli Altri siamo noi" del Dipartimento di Salute Mentale di Terni presenta lo spettacolo "Fermata d'autobus" per la regia di Corrado Sorbara e i costumi di Rosita Gobbi. La rappresentazione rientra tra gli eventi proposti dal Circuito dei Club nel mese di aprile, dedicato al disagio (“Aprile SocialClub”) ed è ad ingresso gratuito. "Fermata d'autobus - si legge in un comunicato - è la rappresentazione di un luogo d’arrivo, ma anche di partenza; di incontro, ma anche di separazione; di anonimato ma anche di relazione. Luogo d’attesa dove tutto può succedere; la nascita di un amore ma anche la fine dello stesso; la nascita di un'amicizia ma anche la sua rottura. La fermata d'autobus diviene così specchio di una società, riflesso di desideri e di delusioni, di sogni e di contraddizioni. Fermata d'autobus è per noi tutto questo. E' luogo dove ci siamo incontrati e ci siamo raccontati schegge della nostra vita. Sprazzi di pensieri e di esperienze, a volte precedentemente rimossi, raccontati e rivissuti, stavolta creativamente. Da questo è nato lo spettacolo". "Gli altri siamo noi" è la compagnia che si sta formando nel laboratorio teatrale del Dipartimento Salute Mentale di Terni diretto dal regista Corrado Sorbara; il laboratorio dura da più di tre anni, ha già prodotto tre spettacoli e vede coinvolti utenti ed operatori ognuno partecipe con la propria individualità prima ancora che con le proprie competenze specifiche; è coordinato per il Dsm da Maria Teresa Di Lernia, psicologa, e si avvale della collaborazione di tre operatrici del Dsm: Luciana Bolletta, Matilde Capolunghi e Roberta Folli. "L'intento del laboratorio teatrale del Dsm - dicono gli organizzatori - è quello di far emergere le capacità e di far leva sulle risorse di ognuno; lo spettacolo nasce da questo principio, secondo il quale non è "l'attore" che deve adattarsi alla parte, ma si costruisce la parte partendo dalle caratteristiche e dai vissuti dei partecipanti al laboratorio. Ciò ha consentito di utilizzare idee prodotte appunto da quest'ultimi, le varie "disabilità" sono state rese ricchezza, una risorsa a cui attingere. Lo spettacolo è nato dai vissuti, dai pensieri, dalle emozioni, dai sogni e dai desideri. Il progetto del laboratorio, pertanto, è rigorosamente un percorso di inclusione, anche a volte a scapito della qualità dello spettacolo. Il laboratorio teatrale non è un'isola felice, è un'iniziativa la cui valenza sociale è terapeutica. È prioritaria la possibilità di promuovere la salute mentale dando voce e concretezza a soggetti che la società troppo spesso, ma a torto, considera "deboli". Non sarà, al contrario, che partire dai “deboli” può arricchire tutto il resto?".
19/4/2007 ore 5:15
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