20/11/2019 ore 12:59
Verde: il consigliere regionale Aldo Traccheggiani (An) critica il modo con cui sono stati gestiti fino ad oggi dalla Regione i parchi dell'Umbria
"I parchi e le aree naturali protette dell’Umbria pagano lo scotto di una mancanza di pianificazione, subiscono le conseguenze della gestione fallimentare del Governo umbro di centrosinistra". Lo afferma Aldo Tracchegiani, consigliere regionale di An, il quale ritiene che la situazione non potrà certo migliorare con le scelte conservatrici e immobilistiche del Governo nazionale, che ha un verde fondamentalista alla guida del Ministero dell’Ambiente. Per Tracchegiani, “molte opportunità di sviluppo che non sono state colte”. Ripercorrendo dieci anni di vita dei parchi umbri, istituiti con la legge 9 del 3 marzo 1995, Tracchegiani dà un giudizio negativo che così motiva: “è stato avviato il procedimento di istituzione dei Parchi e delle Aree naturali protette, in attuazione della normativa nazionale e ancora oggi non sono noti i risultati dell’impresa. In una mozione che ho presentato una prima volta nell’ ottobre del 2005 e poi a luglio del 2006, e che spero di poter discutere al più presto, ho chiesto che venga presentata una dettagliata analisi e dei riscontri realistici riguardo allo stato dell’arte in materia. Mi riferisco in particolare alla verifica del raggiungimento degli obiettivi di promozione, economici ed occupazionali, che erano stati tra le motivazioni essenziali per l’istituzione di queste aree. La politica che guarda esclusivamente alla conservazione è largamente superata. E se di conservazione vogliamo parlare è bene che sia realizzata in maniera razionale e sostenibile”. Per il consigliere di An: “E’ antiecologico permettere un ripopolamento indiscriminato e non controllato all’interno dei parchi e delle aree protette. E’ stato dimostrato che questo metodo ha condotto solo all’aumento dei nocivi a danno della flora e della fauna locale. E va ricordato che, spesso, proprio il mancato controllo di alcune specie animali è causa di ingenti danni all’economia contadina ed agreste delle popolazioni locali. Basta chiedere agli agricoltori e agli allevatori delle nostre zone montane che ogni anno lamentano la perdita dei raccolti o del bestiame. Queste oasi naturali devono fare sistema all’interno della filiera costituita da ambiente, conservazione della fauna autoctona (ripopolamento), turismo, prodotti tipici locali, manifatturieri, agricoli e agro alimentari, tutto nell’ottica di uno sviluppo eco-sostenibile. L’Umbria non si può permettere di sprecare le opportunità, anche economiche, che una buona gestione delle risorse naturali può costituire. Le risorse naturali sono la prima ricchezza della nostra regione. Vanno quindi conservate, ma fatte oggetto di una politica razionale in cui convivano la tutela della flora e della fauna e una politica di sviluppo che sia appunto eco-sostenibile. E’ quindi il caso di riformulare i piani di gestione, di effettuare una mappatura definitiva delle aree protette e di fare un check-up completo del sistema Parchi, finanziando gli Enti se necessario. Auspico che questi provvedimenti vengano presi il prima possibile per evitare la lenta agonia e la caduta nell’oblio del patrimonio naturale dell’Umbria, nella speranza che questo patrimonio non venga svenduto per qualche milione di euro in cambio di comode poltrone”.
11/4/2007 ore 14:41
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