12/12/2017 ore 13:18
Le colline a confine tra Narni ed Otricoli scoprono la loro vocazione per i vini di pregio ed arrivano i "5 Grappoli"
Nei giorni scorsi è stata presentata a Roma la ventesima edizione della Guida Bibenda 2018. L'evento, andato in scena all’Hotel Cavalieri Hilton, ha premiato i migliori tra 27.000 vini degustati dai sommelier che componevano la prestigiosa giuria. È degno di nota il fatto che il massimo punteggio, quello dei “ 5 Grappoli”, sia stato assegnato a tre vini di altrettante Cantine ubicate in una’area di pochi ettari dell’Umbria meridionale, ovvero in una zona enologicamente ancora tutta da scoprire, ma estremamente interessante. Ci troviamo nel comune di Narni. Qui le colline sono morbide e parlano di antico anche se siamo a pochi chilometri dalla capitale. Manca solo il mare a questa terra fortunata, eppure in qualche modo è presente, come ben sanno i tre viticoltori, che presentiamo. Il primo, per la Cantina Santo Iolo, è Pietro Ducoli, chirurgo oculista tra i più noti in Italia. Era il 2003 quando egli acquistò il podere Santo Iolo e vi costruì una Cantina moderna, una sorta di “sala operatoria” per il vino, in cui coniugare lavoro artigianale e moderna viticoltura. Due ettari a Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah per realizzare il vino che aveva in mente da sempre, che unisce la validità dei vitigni internazionali alla peculiarità del territorio e interpreta alla maniera umbra il blend morbido e intenso che queste varietà sanno dare. A seguire l’impianto di Vermentino, un vitigno che ama il mare e qui si ambienta splendidamente e di Malbec e Alicante, intensi vitigni mediterranei, per un totale di 4 ettari. Una vigna ad impatto paesaggistico sarà realizzata il prossimo anno. Ad affiancare Pietro è ora entrata la figlia Irene, venticinquenne, che ha già seguito un percorso specializzato: laurea in Enologia, master in marketing, diploma di sommelier, e, in più, il valore aggiunto di essere cresciuta in questa terra e di aver stabilito con essa legami che solo l’infanzia sa creare.
La seconda azienda è la Cantina Calispone, i cui terreni confinano con quelli di Santo Iolo. È nata nel 2004 e consta di 6 ettari di vigneti di cui il 60% è “ad alberello”, un’antica forma di allevamento in cui tutte le operazioni colturali sono effettuate a mano e la produzione limitata a 45/50 quintali per ettaro. In vinificazione non si aggiungono prodotti e i vini presentano variazioni legate solo alle caratteristiche dell’annata. Le varietà coltivate sono Verdicchio, Trebbiano, Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot, Sagrantino e Montepulciano, per creare vini bianchi, rosati e rossi sia in blend che in purezza, lungamente maturati in legno.
A completare il gruppo, ecco, nel 2008, Massimo D’Alema, ex presidente del Consiglio, proprietario di “
24/11/2017 ore 9:35
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