19/07/2019 ore 01:48
La lettera del nuovo vescovo: "Sorelle e fratelli, ancora non vi conosco, ma posso dire che già vi amo"
Il nuovo vescovo della diocesi di Terni, Narni e Amelia ha inviato una lettera all'amministratore apostolico Ernesto Vecchi. La pubblichiamo integralmente.
Caro fratello Vescovo, sorelle e fratelli della chiesa di Terni-Narni-Amelia, che siete amati e benedetti dal Signore, presbiteri, diaconi, religiose, religiosi e laici: il Signore vi dia la Pace! Oggi Papa Francesco mi ha “chiamato” per inviarmi a voi come vescovo, per testimoniare insieme a voi l’amore di Dio per gli uomini in Gesù morto e risorto e per donare a tutti la gioia del Vangelo. E’ per voi il mio primo saluto, insieme ad un pensiero affettuoso. In verità sono ancora sorpreso, confuso e intimorito per un compito così alto e carico di responsabilità. Ma risuonano forti nella mia mente le parole del nostro Serafico Padre San Francesco, di essere sempre “sudditi e soggetti alla Santa Madre Chiesa… prestando obbedienza e reverenza al Signor Papa”. Ringrazio il Santo Padre che mi ha manifestato la volontà di Dio, mi affido con fiducia e gratitudine a Gesù, Buon Pastore per rendere totale e perseverante l’amore a Dio, lo spirito di obbedienza e la dedizione alla Chiesa. Se il Signore affida compiti impegnativi, Lui stesso aiuterà a compierli. Sorelle e fratelli carissimi, ancora non vi conosco, ma posso ben dire che già vi amo, pregustando la gioia della fraternità, dell’amicizia con ciascuno di voi e della comune filiale sottomissione al Signore. Mi perdonerete se vi dico di non avere una conoscenza adeguata della vostra-nostra Chiesa particolare. Nel passato, però ho seguito con interesse e ammirazione le notizie riguardanti la vostra realtà civile ed ecclesiale, riportate dai mezzi di informazione, sia per la loro risonanza nazionale sia per una stima che si acquisisce nel tempo. E così ho avuto modo di apprezzare la cordialità e la laboriosità della gente, la grande famiglia dell’industria dell’acciaio, la fede della comunità cristiana, fondata su solide radici, la generosità e l’accoglienza delle Istituzioni civili e della comunità ecclesiale. Il vostro amore per la Chiesa e per il Santo Padre hanno avuto memorabili momenti espressivi nella visita pastorale del beato Giovanni Paolo II alla Diocesi (19 marzo 1981), nell’attesa e nel saluto caloroso riservato ai Papi che transitavano dalla stazione di Terni, nei vostri numerosi pellegrinaggi a Roma, coronati da udienze speciali, l’ultima delle quali, il 20 marzo scorso, in occasione dei 130 anni delle acciaierie. Permettetemi ora una confidenza. Ho avuto sempre una sensazione particolare quando negli anni attraversavo il territorio della Diocesi nei miei numerosi viaggi-pellegrinaggi verso Assisi. La Puglia è lontana dall’Umbria, ma la vista di Narni, Terni e Amelia dopo il tragitto autostradale, svegliava la mente assopita e riscaldava il cuore nell’impatto con la terra umbra per l’imminente incontro col Padre San Francesco. Qui iniziava la terra benedetta, patria di tanti santi e sante, e appena si intravvedeva Narni, avevo la sensazione di essere … a casa. E poi in un crescendo, la vista di Amelia e infine Terni. Dopo che il Santo Padre ha riservato per sé il vostro vescovo Vincenzo Paglia, pastore amato, zelante e generoso, vi è stato fatto dono di un altro pastore altrettanto zelante e generoso nella persona dell’Amministratore apostolico il vescovo Ernesto Vecchi, al quale so che volete un gran bene. In questo momento sento di ringraziare entrambi per il servizio pastorale e le fatiche nel guidare la diocesi e per il bene che hanno compiuto. Ora il Signore si è degnato chiamare la mia persona quale pastore e servo della Chiesa che è in Terni-Narni-Amelia. Con Gesù nel cuore mi affianco a ciascuno di voi e mi inserisco, con umiltà, generosità e passione nella vostra storia, camminando nel solco tracciato da questi venerandi ed esperti pastori: è nella forza dello Spirito Santo che conto, ma anche su di loro per consigli e suggerimenti, che mi facilitino gli inizi del mio ministero. A voi vengo, avendo nella mente il monito del Padre San Francesco: “Non sono venuto per essere servito ma per servire (Mt 20,28), dice il Signore. Quelli che sono costituiti in autorità sopra gli altri, tanto si glorino del loro ufficio prelatizio come se fossero incaricati di lavare i piedi dei fratelli (Cfr Gv 13,14). Beato il servo, che non si ritiene migliore, quando è onorato e esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile e semplice e disprezzato, poiché l’uomo quanto vale davanti a Dio, tanto vale e non più. Guai a quel religioso, che è posto dagli altri in alto e per sua volontà non vuol discendere. E beato quel servo, che non si pone in alto di sua volontà e sempre desidera mettersi sotto i piedi degli altri”. (FF152, 169).
L’ideale è alto, il Signore e la vostra collaborazione mi aiutino a tenervi fede. A dispetto del mio cognome, sono originario della Puglia, terra di sole, di gente accogliente, laboriosa e di fede, formata dal secolare patrocinio dell’Arcangelo san Michele e del vescovo san Nicola. Tra le tante testimonianze di fede rifulgono martiri e santi straordinari, tra gli altri gli 813 martiri di Otranto (14-8.1480), i francescani san Giuseppe da Copertino, san Francesco Antonio Fasani da Lucera, S. Egidio da Taranto, San Pio da Pietrelcina il vescovo don Tonino Bello, e tanti altri che nei secoli hanno fecondato una comunità ecclesiale credente, viva e generosa. Da questa terra, negli ultimi anni, i superiori mi avevano ordinato di trasferirmi in Assisi, quale custode della Tomba del Padre san Francesco e del Sacro Convento di Assisi. Ora l’obbedienza, dopo avermi inviato nella città di Copertino per custodire e animare i santuari di san Giuseppe da Copertino, mi fa ritornare in Umbria, all’ombra di Francesco e Benedetto, quale pastore della chiesa di san Valentino, san Giovenale e santa Fermina. Evidentemente il Signore vuole che continui il cammino dell’amore e della santità alla scuola anche dei santi della nostra Chiesa di Terni-Narni-Amelia e con l’aiuto di ciascuno di voi. Insieme ci metteremo alla sequela di Gesù per annunciare il Vangelo. La mia vocazione mi porta a vivere la missione pastorale con la sensibilità e l’animo francescano, poiché sono frate minore conventuale, ispirato e guidato dagli insegnamenti del Concilio Vaticano II, dal magistero degli ultimi papi e in particolare da quello di Papa Francesco, che la Provvidenza ci ha donato per condurre e “riparare la Chiesa” dei nostri giorni sulla scia del Poverello di Assisi. Rivolgo un fraterno e affettuoso saluto al cardinale Gualtiero Bassetti e ai vescovi della CEU, ai presbiteri, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose, ai laici della Regione. Un deferente saluto porgo alle Autorità e alle Istituzioni cittadine, provinciali e regionali, civili e militari, molte delle quali , in passato, ho avuto l’onore di conoscere. Affido il mio ministero a Maria, “vergine fatta chiesa” , patrona della Diocesi col titolo di Madonna della Misericordia perché “Ella in quanto madre, sia dei fedeli che dei pastori, modello e tipo della Chiesa, possa sostenermi nel mio impegno interiore di conformazione a Cristo e nel mio servizio ecclesiale” . A ciascuno di voi chiedo l’aiuto e il conforto della preghiera e la benedizione perché ciò possa realizzarsi, mentre auguro a tutti di sperimentare il dono pasquale della Pace e della gioia di Gesù Risorto.
16/4/2014 ore 13:15
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