26/09/2020 ore 03:09
Terni: sgominata banda di spacciatori, arrestate sette persone, compresa una donna incinta e già madre di 6 figli
La polizia ha sgominato una banda di spacciatori che da alcuni mesi aveva messo le proprie radici in città. Sette persone, tra cui una donna al settimo mesi di gravidanza e già madre di sei figli, sono state arrestate al termine dell'operazione denominata "Ares". Le indagini della polizia hanno preso le mosse dalla denuncia di una giovane mamma che si è recata in questura per riferire di aver trovato una dose di eroina nel portafoglio del figlio adolescente. Ad insospettire la donna era stato il forte cambiamento mostrato dal ragazzo sia a scuola che in famiglia. Gli agenti sono così arrivati ad una loro vecchia conoscenza: un nigeriano di 33 anni, da tempo presente sul territorio nazionale insieme a tutta la sua famiglia. Secondo la questura l’uomo avrebbe vantato una fiorente attività finalizzata allo spaccio su grande scala di cocaina ed eroina, con un giro d’affari stimato intorno ai 70/80.000 euro a settimana. Il nigeriano era stato arrestato il 30 settembre dello scorso anno, ma una volta rimesso in libertà aveva ripreso a spacciare. Le indagini svolte dalla polizia avrebbero permesso di appurare che tutta l’organizzazione ruotava intorno alla casa dove era rimasta la moglie, anche lei nigeriana. La donna, 31 anni, al settimo mese di gravidanza e già madre di 6 figli minori (i 4 più piccoli a Terni e i 2 più grandi in Nigeria), a settembre non era finita in carcere assieme al marito, in quanto il giudice le aveva concesso la possibilità di restare accanto ai figli piccoli. Questa, secondo la questura, aveva preso in mano le redini dell’attività e l’aveva portata avanti con altri 5 cittadini marocchini, di età compresa tra i 25 ed i 50 anni, tutti pluripregiudicati per reati di droga. L’organizzazione non effettuava vendite al minuto, ma si serviva di una fitta rete di collegamenti per rifornire non solo il mercato locale, ma anche quello delle province limitrofe, come Rieti, Viterbo e Perugia. Ognuno avrebbe avuto un compito: i due nordafricani regolari a Terni con la famiglia, vendevano la droga a quelli che venivano da fuori, dopo averla tagliata e confezionata, come facevano gli altri tre, che erano i fornitori del mercato locale, tra cui figurano anche appartenenti alla cosiddetta “Terni bene”. I tre fornitori locali sono risultati clandestini in Italia, con vari ordini di espulsione nei loro confronti ai quali non hanno mai ottemperato. Il canale di rifornimento della droga sarebbe stato accertato come proveniente dal Basso Lazio, in particolare dall’Agro Pontino, con l’utilizzo di corrieri occasionali che arrivavano a Terni in treno e consegnavano la sostanza direttamente a casa della donna. Si calcola che da settembre siano stati smerciati diversi chili di sostanza stupefacente. Con l’esecuzione delle sette misure cautelari in carcere richieste dal Pm Elisabetta Massini e concesse dal Gip Maurizio Santoloci, la polizia ritiene che sia stata stroncata l’organizzazione prominente in città per quanto riguarda lo spaccio di cocaina e di eroina. Nei blitz fatti nelle abitazioni degli arrestati, sono stati sequestrati otre 100 grammi tra cocaina ed eroina, bilancini di precisione, diversi etti di sostanza da taglio tra cui la crema di riso trovata nella cantina della donna sopra un tavolo usato per il confezionamento delle dosi. A casa di uno degli arrestati sono stati anche rintracciati due marocchini clandestini, connazionali e cugini dell’uomo, che dopo essere stati denunciati per spaccio di sostanze stupefacenti sono stati portati all’Ufficio Immigrazione per la procedura dell’espulsione. Il Gip Santoloci, valutati i gravi indizi di colpevolezza, ha ritenuto di adottare la misura dell’arresto anche per la donna; i bambini sono stati affidati ai Servizi Sociali del Comune che hanno provveduto a collocarli in apposite strutture. Vale la pena ricordare che la numerosa famiglia nigeriana è tuttora assistita dalle associazioni caritatevoli della città, in quanto considerata indigente. Definito dal Giudice uno “spacciatore residenziale”, il nigeriano capo-famiglia, aveva creato a casa sua una vera e propria centrale dello spaccio, stanziandosi in città solo ed esclusivamente per delinquere, inviando gran parte dei soldi guadagnati al suo Paese d’origine, dove, dirà agli agenti in occasione dell’arresto, sta costruendo una grande villa in riva al mare per la sua numerosa famiglia; una villa costruita con i soldi dei ragazzi intossicati dalla droga che spaccia.
15/3/2014 ore 12:23
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