18/10/2019 ore 05:28
Cinque avvisi di garanzia per un primario e quattro medici dell'ospedale accusati di peculato
Cinque avvisi di garanzia sono stati emessi dalla Procura della Repubblica nei confronti di altrettanti medici, dipendenti dell’Ospedale Santa Maria di Terni. Le indagini sono state condotte dai militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Terni. Ad essere indagati un primario e quattro medici per le ipotesi di peculato e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale. Secondo l'accusa i cinque professionisti sfruttavano a proprio vantaggio il cosidetto regime dell’intramoenia, ovvero la pratica consentita ai medici dipendenti dell’ospedale di erogare prestazioni private fuori dal proprio orario di lavoro, utilizzando strutture ambulatoriali e diagnostiche della struttura sanitaria pubblica. Il primario in questione, nella sua qualità di dipendente del Santa Maria - in regime di “rapporto esclusivo” - avrebbe svolto attività libero-professionale intramuraria e dopo aver riscosso gli onorari per le visite eseguite all’interno della struttura ospedaliera - per i quali peraltro non avrebbe emesso ai pazienti la prescritta documentazione fiscale. Il medico avrebbe anche omesso di versare i relativi corrispettivi dovuti. Analoga metodologia fraudolenta sarebbe stata adottata dal primario per visite domiciliari effettuate nei confronti di pazienti. In tali casi, infatti, il primario, dopo aver riscosso gli onorari percepiti per tali visite, per i quali, anche in questo caso, non avrebbe rilasciato alcuna ricevuta fiscale, non avrebbe effettutato le previste comunicazioni all’azienda ospedaliera omettendo cosi di versare i relativi corrispettivi dovuti. Ad aggravare la situazione la circostanza per la quale il primario, nell’esercizio delle sue funzioni, avrebbe redatto cartelle cliniche attestando falsamente la necessità di ricoveri urgenti per pazienti che, a ben vedere, non presentavano patologie tali da giustificare un simile trattamento, coinvolgendo nel reato di falsità ideologica quattro medici dipendenti dello stesso reparto i quali, in concorso tra di loro, firmavano false schede di ricoveri e dismissioni. Il sistema adottato andava a danno alla struttura ospedaliera del Santa Maria, mentre recava un duplice vantaggio sia al paziente che al medico: il primo, infatti, evitava i lunghi tempi delle liste di attesa dell’ospedale ed il pagamento del ticket, che restava totalmente a carico del servizio sanitario nazionale mentre il medico, dopo aver riscosso gli onorari per le visite private eseguite all’interno della struttura ospedaliera non emetteva ai pazienti alcuna ricevuta e contemporaneamente non versava all’azienda i corrispettivi previsti dal regime di intramoenia, pari al 15% della tariffa. Una gestione assolutamente privatistica della struttura pubblica per la quale i militari della Guardia di Finanza, i cui accertamenti, svolti con la piena collaborazione dell’Azienda Ospedaliera, sono tutt’ora in corso, anche per quantificare il danno erariale complessivo considerata la molteplicità di episodi illeciti commessi negli anni.
AGGIORNAMENTO DELLE ORE 0,45 DELl 24 GIUGNO 2013
Uno dei medici che lavora presso il reparto di Medicina di urgenza del Santa Maria ci ha inviato una mail nella quale sostiene la sua estraneità ai fatti che hanno portato la Procura ad emettere i cinque avvisi di garanzia. "Il reato di peculato - sostiene il medico - riguarda solo il primario, per gli altri l'accusa parla di falso ideologico che è nettamente diverso e che andrà peraltro provato".
Lo stesso medico aggiunge poi che anche l'accusa che parlerebbe di "cinque professionisti che sfruttavano a proprio vantaggio il cosidetto regime dell’intramoenia, ovvero la pratica consentita ai medici dipendenti dell’ospedale di erogare prestazioni private fuori dal proprio orario di lavoro, utilizzando strutture ambulatoriali e diagnostiche della struttura sanitaria pubblica", sarebbe falsa in quanto riguarderebbe solo il primario.
22/6/2013 ore 9:45
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