19/07/2019 ore 03:23
Profughi: Carla Casciari, auspica risposte certe dal Governo sul futuro delle persone accolte
“Valutare, fino al persistere dell’emergenza, l’ipotesi di un rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, ai migranti inseriti nel Piano nazionale di accoglienza della Protezione civile”. A lanciare l’appello al Governo è la vicepresidente della Regione Umbria, Carla Casciari, anticipando i contenuti del suo intervento all’incontro che si è svolto al Centro Arti Opificio Siri (Caos) di Terni, dal titolo “Senza asilo? Ad un anno dalla guerra in Libia i profughi incontrano le istituzioni italiani”. All’iniziativa, il cui scopo è quello di avviare un confronto sulla condizione dei profughi dei paesi del nord Africa accolti in Italia e in Umbria, in particolare a causa del conflitto nel territorio libico, è prevista la presenza del capo di Gabinetto del Ministero per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione, Mario Morcone, Riccardo Compagnucci, Vice Capo Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno, Daniela Di Capua, Direttrice Servizio Centrale dello Sprar, il presidente Anci Umbria, Wladimiro Boccali, il viceprefetto aggiunto della Provincia di Trni, Simonetta Mignozzetti, il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, Filippo Miraglia, Responsabile Immigrazione Arci Nazionale. “Il 12 febbraio dello scorso anno – ha detto la vicepresidente Casciari - il Governo ha dichiarato lo stato di emergenza umanitaria nel territorio nazionale per l’eccezionale afflusso di cittadini provenienti dai Paesi del Nord Africa. Le Regioni, le Province Autonome e gli Enti locali non hanno fatto mancare il proprio appoggio alla scelta umanitaria e politica. In seguito a questa decisione, in Umbria sono stati accolti 357 soggetti assistiti attraverso l’attivazione di una rete diffusa sul territorio, costituita da istituzioni e organismi della società civile che hanno svolto e continuano a svolgere, un compito complesso”. “Dopo la prima fase di gestione dell’emergenza – ha aggiunto la vicepresidente - il destino di queste persone accolte in Italia è sospeso tra il riconoscimento della domanda di asilo politico o il respingimento. Nel primo caso, otterranno un permesso di soggiorno di cinque anni e potranno cercare un lavoro, visto che la normativa in vigore non consente ai richiedenti protezione di lavorare nei primi sei mesi di attesa della definizione del proprio status. Diversamente, dovranno essere espulsi dal territorio nazionale entro trenta giorni dalla notifica. In entrambi i casi non è chiaro chi si occuperà di loro quando arriverà la risposta”. “L’evoluzione della situazione – ha proseguito - fa registrare un consistente numero di dinieghi in relazione alle domande di protezione internazionale sinora presentate dagli accolti in Umbria e in altre regioni italiane. Tutto ciò – ha sottolineato Casciari - rischia di alimentare il cono d’ombra della clandestinità, il che vanificherebbe gli sforzi profusi per favorire una prima integrazione ed una prospettiva di vita diversa per queste persone alle quali è stato garantito vitto e alloggio in ambienti abitativi consoni e in piccoli gruppi che sono impegnati in attività di integrazione”. “Allo stato attuale il tutto rischia di trasformarsi in un tentativo di accoglienza destinato a fallire. In pratica – ha detto – quello che era un progetto di vita, può cambiare il suo corso e diventare un sogno interrotto per esseri umani che ora, per noi, non sono più dei nomi ma, soprattutto, dei volti”. In conclusione Casciari ha riferito che coloro che non hanno ottenuto il riconoscimento di asilo politico stanno facendo ricorso: “Ma non possiamo esimerci dal chiederci come affrontare il problema di chi resterà senza alcun tipo di permesso di soggiorno – ha riferito - Tutti i livelli della Repubblica sono ora chiamati alla coerenza con le scelte fin qui operate. La tradizione umbra di pace e solidarietà, così come sottolineato anche nello Statuto regionale - ci spinge a chiedere al Governo italiano di valutare l’ipotesi del rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, come avvenuto per i migranti tunisini, fino al persistere dell’emergenza. Siamo di fronte ad una situazione di incertezza che non può che aumentare il caos e la difficoltà di costruire un valido progetto. Consapevole della storia personale di impegno generoso e confidando nella grande sensibilità per queste tematiche del ministro della Cooperazione internazionale, Andrea Riccardi, auspico che egli possa esercitare la sua autorevolezza affinché si velocizzino il più possibile le procedure per la concessione dell’asilo politico e si riesca ad assicurare comunque una qualche forma di protezione ed esistenza legale ai cittadini che abbiamo scelto di accogliere pur in tempi difficili e bui di crisi economica e morale”. Concludendo la vicepresidente ha ricordato che “più in generale, resta ancora aperto il problema di dotarsi di una normativa organica sull’asilo politico e la protezione umanitaria dando piena attuazione al dettato costituzionale e seguendo l’esempio dei Paesi europei più avanti nella tutela dei diritti umani”.
I dati forniti dal Dipartimento per le libertà civili e immigrazione del ministero dell’Interno attestano come alla maggioranza dei profughi provenienti dal Nord Africa, l’Italia non stia riconoscendo alcuna forma di protezione giuridica internazionale: ”Nel 2011 le richieste d’asilo sono state 33.576 – ha detto - delle 24.233 esaminate, 10.520 hanno avuto esito negativo. L’asilo politico è stato invece concesso solo a 1.959 profughi, la protezione sussidiaria a 2.460 migranti e a poco più di 5 mila quella umanitaria. La necessità di affrontare con urgenza la tematica è stata evidenziata anche dal presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, il quale dopo aver sottolineato che il grande sforzo sostenuto dalle Regioni si sta prolungando senza un limite temporale certo, ha sollecitato un incontro con il Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, e il Capo Dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli”.
13/4/2012 ore 1:42
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