18/01/2020 ore 16:34
Abolizione province, la Marini attacca il Governo: "un attacco fatto ad arte per danneggiare l'Umbria"
La politica si sveglia dal torpore estivo e sebbene con una decina di giorni di ritardo comincia a farsi, sia pur timidamente, vedere e sentire, riguardo alla "grana" relativa alla decisione del Governo di far fuori alcune Province italiane, tra le quali quella di Terni. E finalmente parla anche la governatrice dell'Umbria Catiuscia Marini. "Dal 2008 ad oggi - afferma - il Governo italiano ha varato ben undici provvedimenti economici e finanziari che nelle intenzioni avrebbero dovuto produrre rigore nei conti pubblici, abbassare l'onere del rifinanziamento del debito pubblico e soprattutto favorire la crescita e lo sviluppo, dando impulso alla ripresa economica. E se agli undici, nei soli ultimi due mesi, è stato necessario aggiungere altre due manovre, forse vuol dire che le misure proposte sono scarsamente efficaci oppure che non si è raccontato fino in fondo la verità al Paese". "Ora - continua la Marini -, se con l'ultima manovra si richiedono ulteriori sacrifici ai cittadini, alle famiglie, alle Regioni e alle autonomie locali e alle imprese, pretendiamo dal Governo chiarezza e trasparenza, soprattutto distinguendo tra quello che dobbiamo fare perché ce lo chiede l'Europa, ad esempio anticipare il pareggio di bilancio al 2013, e quello che dobbiamo fare perché non stanno funzionando i meccanismi di aggiustamento dei conti pubblici già messi in atto. Le Regioni, al momento della presentazione della manovra di agosto, hanno già anticipato al Governo la propria contrarietà e la necessità di effettuare modifiche ed emendamenti che già da martedì si inizieranno ad esaminare nella Conferenza delle Regioni". La Marini parla poi dell'annunciata soppressione della nostra Provincia. "Sse intenzione del Governo è quello di proporre un riordino istituzionale del Paese, bene lo si faccia seriamente e siamo disponibili al confronto. L'Umbria sarà pronta a fare la sua parte con spirito riformista ed innovatore. Siamo pronti a discutere di tutto: dimezzamento dei parlamentari, differenziazione delle competenze tra Camera e Senato, modifica degli assetti delle istituzioni locali, Regioni, Province e Comuni, associazionismo dei Comuni. Ma lo si faccia seriamente con una proposta equa che riguardi il Paese. Non accettiamo invece di essere presi in giro, con una trovata demagogica che non incide in nessun modo sui conti pubblici, creata su misura ma volta a salvaguardare le province guidate da maggioranze più vicine al Governo; perché 300.000 abitanti, e non allora 400.000 oppure 200.000? A cosa serve questa misura estemporanea? Perché non si è pensato ad ancorare eventuali riordini agli obiettivi di finanza pubblica, magari sopprimendo enti in sistematico dissesto finanziario? Perché si è messo il criterio dei metri quadrati di territorio se non per salvaguardare qualche provincia nordista, con pochi abitanti ma cara al Ministro dell'Economia?". "Su questo - asserisce la governatrice dell'Umbria -, non siamo disponibili a farci prendere in giro e siamo pronti a fare la nostra battaglia, intanto facendo rispettare la Costituzione e l'art. 133 che assegna alle Regioni e alle popolazioni interessate un ruolo decisionale importante nella eventuale modifica delle Province. Ma come Presidente della Regione mi rivolgo in primo luogo ai deputati e senatori eletti nel collegio elettorale umbro, sia a quelli dell'opposizione di centrosinistra sia a quelli della maggioranza di governo di centrodestra, chiedendo di assumere un impegno di fronte all'Umbria presentando un emendamento modificativo del decreto su questo punto e restituendo ad una riforma organica l'eventuale riordino delle Province e dei piccoli Comuni, facendo rispettare il dettato costituzionale: se vogliono già da questa settimana possono essere determinanti nell'iter parlamentare del provvedimento. Al tempo stesso la Giunta regionale, d'intesa anche con gli altri livelli istituzionali a cominciare dalle due Province e dai Comuni, si farà promotrice già da questa settimana di iniziative istituzionali con l'assunzione di un atto specifico da inviare al Governo e al Parlamento, ma rivolto anche ad un confronto più ampio con le altre Regioni e con le Province contermini, quali ad esempio Rieti. L'Umbria ha già avviato con coraggio la strada di un suo riordino istituzionale interno, volto a semplificare i livelli della pubblica amministrazione ed a restituire soltanto ai livelli elettivi tutte le funzioni amministrative e di governo, favorendo l'associazionismo dei Comuni, tutti. Siamo pronti ad accelerare questo percorso, anche ad aprire una nuova fase di confronto per ridurre ancora il costo di funzionamento della pubblica amministrazione. Ma sia chiaro a tutti che non prendiamo lezioni da chi a Roma lavora per danneggiare l'Umbria, le sue città e non intendiamo subire proposte inique che anziché colpire quelle realtà con i conti in dissesto, con la spesa fuori controllo, con debiti elevati intendano penalizzare soltanto alcune realtà per ragioni meramente 'demografiche'. Peraltro l'Umbria ha dimostrato negli anni che, pur essendo piccola, è stata capace di avere un bilancio in ordine e la spesa sanitaria sotto controllo così come le due Province ed i comuni della Regione presentano una situazione finanziaria, pur in un quadro difficilissimo dei conti pubblici, in equilibrio: non tutte le grandi Regioni con milioni di abitanti possono dimostrare la stessa situazione. Si facciano le riforme, noi ci siamo, ma serie e che riguardino il Paese, non soltanto alcune parti".



22/8/2011 ore 0:05
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