21/11/2019 ore 16:33
Accoglienza profughi: sottoscritto un protocollo d’intesa tra Regione, Anci e Conferenza Episcopale Umbra
Sviluppare la collaborazione tra la Regione Umbria, la rete istituzionale dei Comuni umbri e la Conferenza Episcopale Umbra per rispondere all’emergenza umanitaria in atto. Un'azione da compiere attraverso un modello attento alla centralità della persona e orientato ad un’accoglienza diffusa sull’intero territorio regionale. Con questa finalità la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ha sottoscritto, a Palazzo Donini, due diversi e analoghi protocolli d’intesa con l’Anci Umbria, rappresentata dal suo presidente, il sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali, e il presidente della Ceu Mons. Vincenzo Paglia. Sono stati oltre 700 i profughi del nord Africa, e soprattutto della Libia, accolti in Umbria dallo scorso mese di aprile. Di questi ne sono ospitati attualmente 303, distribuito in 27 comuni della regione. “Alla prova dei fatti il nostro modello di accoglienza dei profughi – ha affermato la presidente Marini -, basato sul principio della loro distribuzione in piccoli nuclei e su diffusi in tutto il territorio regionale, è risultato vincente. Il modello lo avevamo pensato innanzitutto per concentrare l’attenzione sulla cura della persona, nel rispetto dei valori dell’accoglienza di cui il popolo umbro è sempre stato portatore. Inoltre ciò avrebbe consentito, come continua a consentire, anche un alto livello di sicurezza che pure deve essere garantito. Per questo abbiamo fatto bene ad opporci ad ogni altra ipotesi di accoglienza che non fosse quella che abbiamo insieme realizzato. In questi mesi la cooperazione e la collaborazione è stata sempre al massimo livello possibile. Sia con i Comuni, che con la Caritas e le altre associazioni del volontariato, grazie all’importante lavoro di coordinamento che la nostra struttura regionale di protezione Civile ha svolto con le Prefetture di Perugia e Terni”. “L’accoglienza che abbiamo realizzato in Umbria – ha detto Monsignor Paglia - e che, grazie anche a questo protocollo, potremo continuare ad offrire non è stata soltanto utile a queste persone profondamente provate dalla loro odissea, ma soprattutto è stata umana e bella. Abbiamo potuto dimostrare che l’Umbria, in tutte le sue componenti, da quella istituzionale a quella ecclesiastica e del volontariato, è tutt’ora portatrice dei valori francescani di pace e fratellanza. Perché non basta soltanto aprire le porte, ma si deve saper accogliere con umanità e spirito di fratellanza. Soprattutto verso chi per raggiungere questa sponda del Mediterraneo attraversa quello che ormai è stato battezzato “il mare della morte”, per quanti purtroppo non ce l’hanno fatta a giungere sani e salvi sulle nostre coste”. “L’Umbria dei Comuni sta facendo la sua parte – ha sottolineato il sindaco Boccali -, così come si era impegnata a fare e questo si aggiunge a quanto già le amministrazioni comunali fanno non solo per l’accoglienza dei profughi, ma anche per il loro inserimento nel nostro tessuto sociale ed economico. Devo aggiungere che tutte le amministrazioni comunali coinvolte hanno messo a disposizione strutture ricettive, personale e anche risorse al di sopra del richiesto e nonostante ad oggi lo Stato – per la prima volta dal dopoguerra – non abbia effettuato i normali trasferimenti delle risorse di competenza dei Comuni. Noi, in ogni caso, intendiamo continuare a fare la nostra parte nell’accogliere i profughi, secondo un modello che tutti abbiamo potuto verificare essere il migliore possibile”. Con i due protocolli d’intesa Regione, Anci e Ceu si impegnano a promuovere, incrementare ed attuare una politica sinergica di accoglienza e di assistenza della popolazione in emergenza umanitaria destinata all’Umbria favorendo, anche attraverso il coinvolgimento e la sensibilizzazione delle realtà locali, un’armoniosa integrazione.
Nel riconoscere il ruolo fondamentale della Ceu e dalla Delegazione delle Caritas diocesane umbre, e della rete dei Comuni umbri nella gestione della prima fase emergenziale, la Regione si impegna a favorire il potenziamento della collaborazione già in atto tra le parti per il perseguimento delle finalità del protocollo e a sviluppare, anche attraverso il coinvolgimento delle istituzioni locali, ulteriori iniziative per favorire il processo di autonomia e integrazione della popolazione accolta nelle comunità coinvolte. La Regione Umbria favorirà inoltre una efficace cooperazione tra la rete delle istituzioni locali coinvolte e la rete delle Caritas diocesane nel rispetto delle reciproche identità. Per ciò che riguarda la Ceu, essa si impegna a supportare e coadiuvare l’attività del soggetto attuatore per la gestione dell’emergenza umanitaria, anche attraverso la segnalazione delle organizzazioni che per esperienza e capacità sono da ritenersi maggiormente in grado di collaborare all’attuazione del servizio di accoglienza ed assistenza da svolgere nelle rispettive Diocesi. Inoltre la Ceu, tramite la Delegazione delle Caritas diocesane umbre, si impegna a garantire la cura, il coordinamento e l’indirizzo delle attività svolte nelle Diocesi umbre coinvolte per l’assistenza e l’accoglienza delle popolazioni ospitate nel rispetto degli obiettivi pastorali propri della missione delle Chiese in Umbria. La Conferenza Episcopale Umbra, attraverso la Delegazione delle Caritas diocesane, si impegna infine a favorire una efficace collaborazione con la rete dei servizi sociali territorialmente competenti nello svolgimento delle attività di assistenza ed accoglienza della popolazione interessata dall’emergenza umanitaria in atto. L’Anci per parte sua si impegna, con il protocollo, a favorire un’opera di sensibilizzazione delle istituzioni locali coinvolte al fine di garantire l’appropriato svolgimento delle attività di accoglienza ed assistenza affidate ai soggetti gestori delle strutture di accoglienza. Si impegna inoltre a favorire la collaborazione tra soggetti gestori delle strutture di accoglienza con le attività istituzionali in capo agli enti territorialmente interessati dall’accoglienza e a sviluppare, in sinergia con le associazioni del terzo settore, progetti formativi e di integrazione riservati alla popolazione accolta in relazione all’emergenza umanitaria al fine di garantire uniformità di azione nei processi di integrazione sociale.
26/7/2011 ore 18:44
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