13/11/2019 ore 12:33
Sanità: Umbria modello di gestione secondo il rapporto Cerm 2011, prima in Italia tra tutte le regioni
Il Rapporto Cerm 2011, individua l’Umbria come modello per la gestione della Sanità e la colloca al primo posto tra le Regioni italiane sia per la capacità di controllo della spesa (spesa pro-capite più bassa) che per l’alta qualità delle prestazioni erogate (efficacia degli interventi sanitari, livello di soddisfazione dell’assistenza sanitaria, andamento della mobilità e rischio di ospedalizzazione). Lo studio poi valorizza le risorse che potrebbero liberarsi nel Servizio Sanitario Nazionale, qualora tutte le Regioni si attestassero al livello dell’Umbria, sia per livello di spesa che per qualità, dimostrando che la spesa sanitaria nazionale si ridurrebbe di ben 12 Miliardi di euro. E’ quanto emerge dal Rapporto Cerm 2011, illustrato questa mattina a Perugia, sul tema “Costi standard e governance federalista per la sanità; qualità ed efficienza in sanità. L’Umbria a confronto con le altre Regioni”, cui ha preso parte, tra gli altri, la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, e Nicola Salerno, curatore dei “Rapporti SaniRegio 2011 e Benchmarking”. Dallo studio emerge, inoltre, che tutti gli studi di valutazione della qualità ed efficienza dei servizi sanitari regionali, condotti negli ultimi 2 anni, hanno collocato l’Umbria fra le tre Regioni incluse nel gruppo di eccellenza (Regioni benchmark) su cui calcolare i costi standard. A conferma dell’eccellenza raggiunta sui livelli di spesa, secondo i dati della stessa Corte dei Conti emerge come solo l’Umbria, insieme alla Lombardia, risulta tra le due Regioni a statuto ordinario che sono riuscite a conseguire risultati economici positivi con le sole risorse garantite dallo Stato e senza perciò dover aggiungere ulteriori fondi regionali per il finanziamento della Sanità (compresi tasse e ticket). Il rapporto Cerm effettua una analisi anche relativa alla gestione della sanità pubblica negli anni che vanno dal 2003 al 2009 e da essi emerge che l’Umbria, oltre ad aver garantito la stabilità e l’equilibrio di gestione del proprio Servizio Sanitario Regionale, ha ottenuto una valutazione positiva anche per quanto riguarda le politiche sanitarie attivate e la qualità dei servizi erogati. Per ciò che riguarda infine la spesa farmaceutica, i dati ufficiali (Rapporto Osmed 2010) evidenziano, a conferma della tradizionale attenzione al monitoraggio e al controllo dell’attività prescrittiva, come l’Umbria sia tra le prime tre Regioni a statuto ordinario nella spesa lorda pro-capite pesata (spesa Umbria pro-capite €. 187,1 – media Italia €. 215,1).
“I positivi risultati che ci prospetta il rapporto del Cerm – ha affermato la presidente della Regione, Catiuscia Marini -, più che rappresentare un comprensibile motivo di soddisfazione, ci inducono a proseguire con maggior forza verso una ‘governance’ della sanità in Umbria che sia in grado di rispettare il principio dell’appropriatezza, senza dover per questo fare ricorso alla leva fiscale, o a tasse e ticket”. “Dico questo – ha detto la presidente - nel momento in cui il Governo con la sua recente manovra ha voluto imporre un ticket sulle prestazioni di diagnostica e specialistica che non più tardi di ieri tutte le Regioni italiane hanno definito ingiusto e dannoso, chiedendo all’unanimità al Governo di ripensare a questa parte della manovra. Come Regioni vogliamo fare la nostra parte anche nel concorrere al risparmio necessario, ma occorre che le misure che si adottano siano rispettose innanzitutto dell’autonomia delle Regioni. La strada scelta dal governo, invece, è forse uno degli atti più clamorosi di anti federalismo”. “Mi piacerebbe – ha proseguito la presidente Marini – che il dibattito che pure è aperto in Umbria circa la sanità, e le sue prospettive, avvenisse talvolta considerando dati e numeri. In sostanza, che il confronto avvenisse tenendo conto della realtà, senza pregiudiziali ideologiche. Noi continueremo a lavorare affinché vi sia un maggior livello di efficienza della spesa sanitaria, ma non possiamo più accettare, soprattutto in una prospettiva federalista, che il riparto delle risorse nazionali avvenga senza tener conto, appunto, dei livelli di efficienza e virtuosità di ogni singola Regione. Questo ci dice, infatti, che se vi fosse un federalismo vero da questa sfida la nostra Regione guadagnerebbe risorse e sarebbe in grado di migliorare addirittura la qualità del sistema sia in termini di efficienza della spesa che delle prestazioni. Ciò che al contrario ci preoccupa è un ritardo del processo di miglioramento e razionalizzazione di tutto il sistema sanitario nazionale che potrebbe, se non avvenisse, compromettere parte del nostro lavoro”.
30/7/2011 ore 0:23
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