20/07/2019 ore 07:11
Sicurezza: nel triennio 2007-2009 il numero dei reati denunciati in Umbria è diminuito dell’8,78%
“Con l’insediamento della Conferenza regionale per la sicurezza avvenuto nei giorni scorsi si è concluso il percorso per la piena attuazione della legge regionale di settore”. Lo ha detto l’assessore regionale alle politiche per la sicurezza, Fernanda Cecchini, illustrando in Giunta la Relazione generale 2010 sullo stato della sicurezza in Umbria e sull’attuazione della legge regionale “13/2008”. Dopo aver fatto il quadro delle misure e delle azioni realizzate dalla Regione Umbria in materia di sicurezza, Cecchini ha ricordato che nell’annualità 2009-2010 sono state complessivamente impegnate risorse provenienti da diverse fonti di finanziamento per un milione 200 mila euro finalizzate a supporto dei progetti presentati dai Comuni umbri. Gli interventi hanno riguardato le tre aree individuate come prioritarie: rivolte alle vittime di fatti criminosi, ai servizi a sostegno dell’operatività della polizia locale, con l’estensione del servizio “vigile di quartiere”, e alla prevenzione sociale nei confronti delle aree e dei soggetti a rischio di attività criminose, intervenendo soprattutto in contesti dove già esisteva un problema di disagio o in zone percepite come insicure. Entrando nel merito dei dati contenuti nella Relazione, frutto del lavoro del Comitato tecnico scientifico e della collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia, l’assessore ha evidenziato che nonostante un lieve incremento nel 2009 rispetto all’anno precedente (120 reati denunciati in più, per una incidenza dell’0,35%), nel complesso del triennio 2007-2009 il numero dei reati denunciati in Umbria è diminuito di ben 3328 unità, per una incidenza dell’8,78% in meno. Nel 2009 risultava denunciato un reato ogni 26,05 abitanti della Regione, a fronte di un rapporto di circa 1 a 20 sul territorio nazionale. Quindi, almeno in termini di denunce prestate alle Forze dell’ordine, la situazione della criminalità in Umbria non è particolarmente preoccupante rispetto a quella di altre aree del Paese. Spicca, nella diminuzione dei reati denunciati, il calo dei furti che appare costante ed è superiore al calo complessivo dei reati (- 3655 nel 2009 rispetto al 2007). Stesso andamento per le rapine e per le ricettazioni. Una diminuzione importante perché da tempo, non solo in Umbria, i furti costituiscono la gran parte dei reati denunciati (in Umbria, nel periodo considerato, una percentuale oscillante tra il 53,94% del 2007 e il 48,56% del 2009). Si assiste inoltre al calo costante delle lesioni dolose, dei sequestri di persona, delle truffe e delle frodi informatiche, degli incendi.
Aumentano invece le denunce per danneggiamenti, legate alla detenzione e allo spaccio di stupefacenti, allo sfruttamento della prostituzione e alla pornografia minorile. Tra i reati contro la persona, dopo un lieve calo nel 2008, aumentano in percentuale significativa (+ 42,59), nel 2009, le denunce per violenza sessuale.Un ulteriore dato messo in evidenza dall’assessore riguarda le tre variabili dei presunti autori di reato: cittadinanza (comunitari/extracomunitari), genere, età (maggiorenni/minorenni). Gli extra-comunitari risultano essere il 32,74% delle persone segnalate all’autorità giudiziaria come presunti autori di reato: una percentuale ben maggiore di quella omologa stimata come abitualmente domiciliata nel territorio della Regione Umbria. Come si sa, però, questo dato non può indurre a trarre la conclusione di una naturale maggiore propensione alla devianza da parte degli extra-comunitari. Spiccano anche qui i reati relativi agli stupefacenti, che vengono addebitati agli extra-comunitari nella misura del 63,77% dei casi. Purtroppo l’indistinzione nella rilevazione non consente di sapere quante delle 1784 segnalazioni per “altri reati” siano riferibili ai cosiddetti “reati da stranieri” previsti dalla legislazione sull’immigrazione, come quello della mancata ottemperanza all’obbligo di allontanamento dal territorio dello Stato a seguito di decreto di espulsione o quello di immigrazione clandestina.
Al contrario le donne sono ampiamente sottorappresentate nelle segnalazioni all’autorità giudiziaria come autrici di reato. Un dato consolidato ovunque e nel tempo. Furti, truffe e frodi informatiche, ingiurie, i reati più frequentemente contestati alle donne. Marginali i reati contro la persona, ma anche quelli relativi alla circolazione di sostanze stupefacenti. Anche da questa tipologia di reati dipende, probabilmente, la ulteriore minor rilevanza della presenza femminile nella “criminalità punita”, rilevata negli istituti penitenziari, dove essa non supera il 4-5% del totale della popolazione detenuta. Quasi metà delle segnalazione di minori all’autorità giudiziaria sono dovute alla presunta responsabilità in furti, dei quali più della metà (56 su 101) occorsi in esercizi commerciali. Seguono, quindi, i reati di ricettazione (evidentemente connessi ai furti), i danneggiamenti e quelli connessi agli stupefacenti, dei quali si deve precisare che non si tratta (quasi) mai di reati di produzione e traffico di sostanze stupefacenti o di associazioni a essi finalizzati, ma di detenzione e spaccio al minuto. I reati con vittime che sarebbero avvenuti nel territorio della regione nel 2009 sono stati 27.471, 7097 in meno di quelli denunciati.
Furti, danneggiamenti e minacce i reati che “vittimizzano” di più. Spariscono (quasi) i “reati senza vittima”, come i reati associativi e, soprattutto, quelli legati alla circolazione illegale delle droghe. Al netto della “cifra oscura” e della propensione alla denuncia, le donne costituiscono poco meno del 40% delle “vittime” dei reati registrati dalle Forze dell’ordine, prevalentemente in relazione a furti, danneggiamenti e ingiurie. Significativi i “reati da (vittime) donne”, come quelli relativi alla sfera della sessualità (la generalità dei casi di sfruttamento della prostituzione e pornografia minorile e di atti sessuali con minori, il 91,93% dei casi di violenza sessuale), ma anche i sequestri di persona, che per i 75% dei casi vedono come vittime persone di sesso femminile. Gli extra-comunitari risultano vittime con una frequenza del 6,02% dei casi, in media con le presenze regolari sul territorio nazionale e per i medesimi reati rilevati sul totale della popolazione (furti, danneggiamenti e minacce). Seppure su dimensioni assolute non particolarmente significative, rilevante la frequenza della “vittimizzazione” degli stranieri per tre particolari categorie di reati: lo sfruttamento della prostituzione (ne sarebbero state vittime 7 donne extracomunitarie su un totale di 9 denunce), i sequestri di persona (in 7 casi su 12 le vittime sarebbero state extracomunitarie) e gli omicidi (in ben 3 casi su 7 le vittime erano extracomunitarie). Infine, i minori risultano più frequentemente vittimizzati per furti, lesioni e minacce. Sono, ovviamente, le vittime dei reati prefigurati a loro tutela (atti sessuali con minorenni e corruzione di minorenni), ma frequentemente sono vittime di violenze sessuali (in ben 21 casi su 62: circa in un caso su tre). Il totale dei delitti denunciati, la loro distribuzione tra le province corrisponde grosso modo alla popolazione residente: nel 2009 nella provincia di Perugia risultava residente il 79,05% della popolazione regionale e il numero complessivo delle denunce di quel territorio ammontava al 75,29% del totale. Non corrisponde incede la frequenza dei reati denunciati nei comuni capoluoghi, dove complessivamente sono registrati il 43,92% dei reati denunciati rispetto a una popolazione del 31,01% del totale regionale. A Perugia, nel 2009, dove risiede il 24,98% della popolazione della provincia di cui è capoluogo risultavano registrate il 37,53% delle denunce della provincia; a Terni, che contava il 48,23% della popolazione della provincia omonima, risultava il 63,42% delle denunce del territorio provinciale. L’indice di delittuosità di Perugia è di poco superiore a quello di Terni (1 denuncia ogni 17,05 abitanti contro 1 denuncia ogni 20,81 abitanti a Terni).

7/7/2011 ore 0:11
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