18/07/2019 ore 21:08
Infiltrazioni mafiose nel ternano, il procuratore Cardella avverte: "ci vuole sorveglianza e attenzione"
“Non si deve confidare solo su magistratura e forze dell’ordine nella lotta alle infiltrazioni mafiose in Umbria, quindi contiamo sull’aiuto che la Commissione d’inchiesta del Consiglio regionale potrà darci. Per quanto riguarda il territorio ternano, sono pochi i provvedimenti giudiziari al riguardo, ma questo non può far escludere che ci siano fenomeni sommersi da far emergere. Non dobbiamo enfatizzare per non creare allarmismi, ma nemmeno minimizzare i fenomeni, perché si abbasserebbe la guardia. Il territorio di Terni e provincia è ancora una zona ‘felice’, dove si può facilmente ‘restare nell’ombra’, quindi occorre un alto livello di sorveglianza e attenzione ”. Lo ha detto il Procuratore della Repubblica di Terni, Fausto Cardella, nel corso dell’audizione odierna in Commissione d’inchiesta sulle infiltrazioni criminali in Umbria. Cardella ha detto che a Terni si registra una “cospicua” presenza di soggetti che per provenienza geografica, parentele o precedenti si richiamano a famiglie di Campania, Calabria e Sicilia, i quali svolgono attività lecite ma potrebbero costituire, all’occorrenza, possibili appoggi per altre attività. “Il prefetto ha disposto controlli su cave e cantieri – ha ricordato - che hanno portato ad accertare la presenza di numerosi lavoratori ‘a cottimo’ dalle più disparate provenienze geografiche. Tali controlli hanno dato esito positivo, non facendo emergere situazioni significative, ma non possiamo abbassare la guardia. Inoltre – ha aggiunto - nel carcere di Terni ci sono presenze ‘importanti’, che comportano flussi di arrivi di visitatori, amici e parenti che spesso si installano in zona, generando altre situazioni ‘a rischio’, che comunque si possono risolvere, se necessario, con il trasferimento del detenuto”. Parlando del riciclaggio, Cardella ha detto che “si ha la quasi certezza dell’esistenza del fenomeno, ma non le prove tangibili. E’ un reato di difficile accertamento, ma non vuol dire che non ci sia. Le banche segnalano i movimenti di denaro più consistenti e noi facciamo accertamenti ma, al momento, non ci sono reati. L’usura – ha aggiunto - è un canale privilegiato per il riciclaggio, in quanto reato tipicamente sommerso, difficile da scoprire se non ci sono denunce, ma non è detto che sia sempre sintomo di infiltrazione mafiosa, essendo un fenomeno antico. Nel nostro territorio non registriamo la presenza di associazioni criminali, che sono situate altrove, semmai di alcune propaggini di esse”. Il presidente della Commissione d’inchiesta del Consiglio regionale, Paolo Brutti (Idv), ha assicurato il massimo impegno delle istituzioni nel cercare di fornire strumenti utili alla causa, a cominciare dal monitoraggio sul fenomeno del riciclaggio e dalla possibilità di intensificare il sequestro dei beni, ipotesi già discussa con il Procuratore di Perugia, Giacomo Fumu, seppure tale ipotesi possa divenire concreta solo in presenza di denunce. Il Procuratore Cardella ha detto che la magistratura si aspetta molto dalle istituzioni e dalla società civile, ed ha suggerito alcune indicazioni: “Sarebbe utile assicurare la riservatezza del denunciante – ha detto – o far abbassare la soglia entro la quale si possa controllare la provenienza del denaro. Il problema di certe operazioni è proprio il contante: sarebbe meglio far lasciare tracce, attraverso carte di credito e assegni”. I componenti della Commissione (Gianluca Cirignoni, Vincenzo Riommi, Orfeo Goracci e Maria Rosi) hanno allargato la discussione ad altre tematiche connesse alle infiltrazioni criminali in Umbria. E’ emerso che a Terni lo spaccio di sostanze stupefacenti è consistente, ma non avviene nel centro della città. Ci sono canali di ingresso per lo più stranieri, ma non un controllo “centralizzato” del mercato della droga. Secondo il Procuratore, non c’è una gestione unica. Non è, invece, particolarmente rilevante il fenomeno della mafia cinese: tale comunità rappresenta un “circolo chiuso - ha detto Cardella -. Non denunciano nulla, non danno fastidio né si segnalano episodi di risse”. Il lavoro della Commissione d’inchiesta proseguirà con le ultime audizioni programmate quindi, al termine dell’estate, entrerà nella seconda fase, quella propositiva, con il coinvolgimento di tutto il Consiglio regionale nella ricerca degli strumenti normativi più adeguati per sostenere le richieste emerse negli incontri con magistrati e forze dell’ordine.
1/7/2011 ore 0:15
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