15/11/2019 ore 09:44
Fondazione “Umbria contro l'usura”: illustrati i dati (preoccupanti) contenuti nella relazione della giunta regionale
Il presidente della prima Commissione consiliare, Oliviero Dottorini ha illustrato la relazione della Giunta regionale relativa all'attività svolta dalla Fondazione Umbria contro l'usura nel 2009. Dai dati enunciati è emerso che la Fondazione si è dedicata al recupero della piena efficienza, dopo le difficoltà riscontrate nell’anno precedente a causa dei ben noti eventi giudiziari (relativi alla contabile della Fondazione stessa) che l’hanno vista coinvolta e che hanno comportato una totale ristrutturazione dell’ente, sia con modifiche statutarie e regolamentari che con una riorganizzazione interna del personale. In relazione ai procedimenti giudiziari che hanno coinvolto l’ex ragioniera della Fondazione e che interessavano direttamente la Fondazione stessa, che si è costituitasi parte civile per il risarcimento del danno subito, è stato ricordato che la ragioniera ha patteggiato una pena di 3 anni di reclusione ed è stata condannata a risarcire la Fondazione per danni erariali per una cifra di 300mila euro. Contestualmente è stata avviata una causa civile per danni d’immagine per la quale il giudice ha concesso il sequestro preventivo su tutti i beni della ragioniera per un valore di circa un milione e 200mila euro. Per quanto attiene alle attività specifiche della Fondazione, nel 2009 è stato possibile soddisfare circa 40 richieste di intervento, impegnando una cifra complessiva di circa 1 milione 250mila euro. Per quanto riguarda invece il 2010 il totale degli interventi dovrebbe ammontare a circa 900mila euro. Le richieste di intervento, in rapida ascesa, provengono principalmente da famiglie di reddito medio o medio basso e dalle piccole imprese, come negozi e piccole attività artigiane. Negli ultimi anni, si è passati dai 17 interventi effettuati nel 2008 alle oltre 100 richieste di aiuto che sarebbero già state inoltrate solo nei primi mesi di quest’anno. I dati – come è stato rimarcato in Aula – disegnano un quadro della società umbra molto preoccupante. Sono sempre di più le famiglie e le piccole imprese in difficoltà, sia per la crisi economica, ma anche per una eccessiva superficialità nel ricorrere al credito al consumo e all’indebitamento. Tra le cause del ricorso a canali di prestito illegali emerge anche una crescente predisposizione al gioco. In Umbria, ogni anno, vengono giocati 500 milioni di euro tra Lotto (40 milioni), Super enalotto (42 milioni), Gratta e vinci e, soprattutto, Slot machine. Il percorso tipo delle famiglie e delle piccole imprese coinvolte in fenomeni di usura parte da un eccessivo ricorso all’indebitamento tramite mutui o tramite finanziamenti rateali al consumo. Quando viene meno uno dei redditi familiari è facile che la famiglia entri nel giro degli special-prestiti e dei finanziamenti ad elevato tasso d’interesse, finendo facilmente per indebitarsi nel giro di un anno fino a 20/30mila euro e cadendo infine nelle mani degli usurai. Ci sono anche casi di famiglie che si sono indebitate a causa delle restrizioni sulle pensioni di invalidità, dove l’introito dell’indennità di accompagnamento era diventato il terzo reddito, utile magari per pagare le rate del mutuo. Gli interventi di sostegno economico in media sono di circa 30/40mila euro ed arrivano fino ad un massimo di 150mila euro. La Fondazione interviene sia per sostenere chi è già vittima dell’usura (ed è formalmente parte lesa in un processo penale avviato), sia in forma preventiva, per evitare che persone già in difficoltà con le banche ricorrano agli usurai per fronteggiare i propri problemi finanziari. Tra le criticità che ostacolano l’operato della Fondazione, emerge in primo luogo che gli istituti di credito, soprattutto i grandi complessi bancari, si dimostrano poco interessati a stipulare convenzioni con la Fondazione, anche in presenza di ottime garanzie che questa è in grado di prestare. In secondo luogo la totale assenza del contributo statale che non viene più erogato ormai da alcuni anni. Infine è stata segnalata la situazione paradossale del contenzioso con il Ministero delle Finanze che ha ingiunto alla Fondazione di rifondere 300mila euro per presunto danno erariale, in seguito alle vicende processuali relative alla vicenda della ragioniera Pasqua, nonostante la Fondazione sia parte lesa in quella causa. Per questo la Fondazione ha deliberato di ricorrere al Tar contro tale atto.
26/4/2011 ore 1:10
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